domenica 30 marzo 2025

TEOLOGIA DELLA PROSPERITA' - THE PROSPERITY GOSPEL

 


ESPAÑOL (TEXTO COMPLETO)

FRANÇAIS (TEXTE COMPLET)

  «Teologia della prosperità»: questo è il nome più conosciuto e descrittivo di una corrente teologica neo-pentecostale evangelica. Il nucleo di questa «teologia» è la convinzione che Dio vuole che i suoi fedeli abbiano una vita prospera, e cioè che siano ricchi dal punto di vista economico, sani da quello fisico e individualmente felici. Questo tipo di cristianesimo colloca il benessere del credente al centro della preghiera, e fa del suo Creatore colui che realizza i suoi pensieri e i suoi desideri.

Il rischio di questa forma di antropocentrismo religioso, che mette al centro l’uomo e il suo benessere, è quello di trasformare Dio in un potere al nostro servizio, la Chiesa in un supermercato della fede, e la religione in un fenomeno utilitaristico ed eminentemente sensazionalistico e pragmatico.

Questa immagine di prosperità e benessere, come vedremo più avanti, fa riferimento al cosiddetto American dream, al «sogno americano». Non si identifica con esso, ma con una sua interpretazione riduttiva. In sé questo «sogno» è la visione di una terra e di una società intese come un luogo di opportunità aperte. Storicamente, attraverso diversi secoli, è stata la motivazione che ha spinto molti migranti economici a lasciare la propria terra e a raggiungere gli Stati Uniti per rivendicare un posto in cui il loro lavoro avrebbe prodotto risultati irraggiungibili nel loro «vecchio mondo».

La «teologia della prosperità» prende spunto da questa visione, ma la traduce meccanicamente in termini religiosi, come se l’opulenza e il benessere fossero il vero segno della predilezione divina da «conquistare» magicamente con la fede. Questa «teologia» è stata diffusa – grazie anche a gigantesche campagne mediatiche – in tutto il mondo per decenni da movimenti e ministri evangelici, specialmente neo-carismatici.

Scopo della nostra riflessione è quello di illustrare e valutare questo fenomeno, che intende essere anche un tentativo di giustificazione teologica del neoliberismo economico. Alla fine verificheremo come papa Francesco sia intervenuto più volte per indicare i pericoli di questa teologia che, come è stato detto, «oscura il Vangelo di Cristo»[1].

La diffusione nel mondo

Il «vangelo della prosperità» (prosperity gospel) è andato diffondendosi non soltanto negli Stati Uniti, dove è nato, ma anche in Africa, specialmente in Nigeria, Kenya, Uganda e Sudafrica. A Kampala c’è un grande stadio coperto che è il Miracle Center Cathedral, la cui costruzione è costata sette milioni di dollari. È l’opera del pastore Robert Kayanja, che ha sviluppato anche un vasto movimento molto presente nei media.

Ma anche in Asia il «vangelo della prosperità» ha avuto un notevole impatto, soprattutto in India e in Corea del Sud. In quest’ultimo Paese, negli anni Ottanta, c’è stato un forte movimento autocto­no legato a questa corrente teologica, promosso dal pastore Paul Yonggi Cho. Egli ha predicato una «teologia della quarta dimensione», secondo la quale i credenti, mediante lo sviluppo di visioni e sogni, sarebbero potuti giungere a controllare la realtà, ottenendo qualsiasi genere di prosperità immanente[2].

Si osserva anche un radicamento nella Repubblica Popolare Cinese, grazie alle «Chiese di Wenzhou». Wenzhou è un grande porto orientale nella provincia dello Zhejiang, nella cui zona grandi croci rosse sono comparse in sempre più numerosi edifici. Di solito esse indicano la presenza di una «Chiesa di Wenzhou», una comunità originata da vari imprenditori locali, legata al movimento della «teo­logia della prosperità»[3].

In America Latina, è stato a partire dal 1980 che la diffusione e la propagazione di questa teologia si è verificata in maniera esponenziale, sebbene se ne trovino radici tra gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso. Questo fenomeno religioso si traduce, dal punto di vista mediatico, nell’uso della televisione da parte di figure molto carismatiche di alcuni pastori, detentori di un messaggio semplice e diretto, montato attorno a uno show di musica e testimonianze e a una lettura fondamentalista e pragmatica della Bibbia.

Se consideriamo l’America Centrale, Guatemala e Costa Rica probabilmente sono diventati i due bastioni principali di questa corrente religiosa. In Guatemala è stata determinante la presenza del leader carismatico Carlos Enrique Luna Arango, detto «Cash Luna». Il Costa Rica è la sede del canale televisivo satellitare evangelico TBN-Enlace.

In Sudamerica, la diffusione più significativa si è avuta in Colombia, in Cile e in Argentina, ma indubbiamente merita una considerazione speciale il Brasile, perché possiede una dinamica propria e un movimento pentecostale autoctono come la «Chiesa universale del Regno di Dio». Questo gruppo, denominato anche «Smetti di soffrire», ha ramificazioni in tutta l’America Latina, ma ha conservato un linguaggio intermedio tra lo spagnolo e il portoghese, che determina un tipo di comunicazione peculiare e accuratamente studiato. Basta analizzare l’annuncio della «Chiesa universale» brasiliana per ritrovare un forte messaggio di prosperità e benessere, collegato alla frequentazione personale dei suoi templi al fine di ricevere molteplici benefici.

Questo «vangelo» è propagandato da una presenza massiccia nei grandi mezzi di comunicazione, ed è sostenuto dalla sua forte incidenza sulla vita politica.

Le origini del movimento e il «sogno americano»

Se cerchiamo le origini di queste correnti teologiche, le troviamo negli Stati Uniti, dove la maggioranza dei ricercatori della fenomenologia religiosa americana le fanno risalire al pastore newyorchese Esek William Kenyon (1867-1948). Egli sosteneva che attraverso il potere della fede si possono modificare le concrete realtà materiali. Ma la diretta conclusione di questa convinzione è che la fede può condurre alla ricchezza, alla salute e al benessere, mentre la mancanza di fede porta alla povertà, alla malattia e all’infelicità.

Le origini della «teologia della prosperità» sono in realtà complesse, ma qui proponiamo le radici più significative, rinviando a volumi e saggi specialistici per approfondimenti. La teologa Kate Ward, ad esempio, ha scritto sull’influenza di Adam Smith, specialmente della sua «teoria dei sentimenti morali»[4]. La Ward, in questo senso, mostra come la compassione, per Smith, non riguarda i poveri, ma l’ammirazione di coloro che hanno avuto una storia di successo.

Queste dottrine si sono correlate e nutrite in misura consistente anche del positive thinking, il «pensiero positivo», espressione dell’ Ame­rican way of life («modo americano di vivere»). Esse si collegano in questo senso alla «posizione eccezionale» che Alexis de Tocqueville nel suo celebre La democrazia in America (1831) attribuiva agli americani, a tal punto che si possa «ritenere che nessun popolo democratico verrà mai a trovarsi in una posizione simile» alla loro. Tocqueville arriva ad affermare che tale way of life plasma anche la religione degli americani.

A volte sono le stesse autorità americane a certificare questo legame[5]. Nel suo recente discorso sullo stato dell’Unione, del 30 gennaio 2018, il presidente Donald Trump, per descrivere l’identità del Paese, ha affermato: «Insieme, stiamo riscoprendo il “modo americano di vivere”». E ha proseguito: «In America, sappiamo che la fede e la famiglia, non il governo e la burocrazia, sono il centro della vita americana. Il motto è: “Confidiamo in Dio” (In God we trust). E celebriamo le nostre convinzioni, la nostra polizia, i nostri militari e veterani come eroi che meritano il nostro sostegno totale e costante». Nel giro di alcune frasi appaiono dunque Dio, l’esercito e il sogno americano[6].

Le «mega-chiese» del «vangelo diverso»

Un impulso fondamentale a queste idee di «prosperità evangelica» è stato dato dal Movimento «Word of Faith», che ha avuto come mentore principale il pastore, autoproclamatosi «profeta», Kenneth Hagin (1917-2003). Una delle caratteristiche di Hagin erano visioni ricorrenti, che lo portavano a dare una singolare interpretazione di alcuni testi molto conosciuti della Bibbia. È il caso, ad esempio, di Mc 11,23-24: «In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gèttati nel mare, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: Tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà». Questi due versetti sono per Hagin pilastri portanti della «teologia della prosperità».

Egli afferma che, per tradursi in opere, la fede miracolosa deve essere senza incertezze, specialmente nelle cose impossibili: deve dichiarare specificatamente il miracolo e credere che lo si otterrà nella maniera immaginata. Hagin ha pure enfatizzato un altro aspetto: il fatto che il miracolo desiderato deve essere considerato come già concesso. Cioè, si deve spostare la sua realizzazione dal futuro al passato.

Sia Kenyon sia Hagin hanno compreso che la comunicazione di massa era uno strumento fondamentale per la rapida diffusione dei loro insegnamenti. Il primo se n’è servito con il suo show personale Kenyon’s Church of the Air, e il secondo con il programma Faith Seminar of the Air.

Ci sono alcuni predicatori che si possono citare come continuatori delle teologie di Kenyon e Hagin e della loro strategia di comunicazione. Il primo è Kenneth Copeland – che dallo stesso Hagin fu «unto» come suo successore – con il suo programma televisivo Believer’s Voice of Victory, che ha diffuso in gran parte del mondo quelle dottrine. Allo stesso modo, Norman Vincent Peale (1889-1993), pastore della Marble Collegiate Church di New York, ha raggiunto la popolarità con i suoi libri dai titoli eloquenti nel loro significato: Il potere del pensiero positivoCambia i tuoi pensieri e tutto cambieràGuida per una vita in positivo. Peale è stato un predicatore di successo, riuscendo a mescolare marketing e predicazione.

Negli Stati Uniti milioni di persone frequentano assiduamente «mega-chiese» che diffondono queste teologie della prosperità. I predicatori, profeti e apostoli arruolati in questo ramo estremo del neo-pentecostalismo, hanno occupato spazi sempre più importanti nei mass-media, pubblicando un’enorme quantità di libri rapidamente divenuti best-sellers e pronunciando conferenze che molto spesso vengono diffuse a milioni di persone con tutti i mezzi disponibili di internet e delle reti sociali.

Nomi come Oral Roberts, Pat Robertson, Benny Hinn, Robert Tilton, Joel Osteen, Joyce Meyer e altri hanno accresciuto la propria popolarità e ricchezza a forza di approfondire, enfatizzare ed estremizzare questo vangelo. La sola Joyce Meyer afferma che il suo programma televisivo «Come godersi la vita di ogni giorno» raggiunge due terzi del mondo attraverso la radio e la televisione ed è stato tradotto in 38 lingue[7].

Quello che risulta assolutamente chiaro è che il potere economico, mediatico e politico di questi gruppi – che abbiamo definito genericamente «evangelici del sogno americano» – li rende molto più visibili del resto delle Chiese evangeliche, anche di quelle della linea pentecostale classica. Inoltre, la loro crescita è esponenziale e direttamente proporzionale ai benefìci economici, fisici e spirituali che promettono ai loro seguaci: tutte benedizioni molto distanti dagli insegnamenti di una vita di conversione propria dei movimenti evangelici tradizionali.

Sebbene siano sorti e poi abbiano attraversato diverse denominazioni, questi movimenti hanno ricevuto non poche critiche anche dai gruppi di quelle Chiese carismatiche che hanno mantenuto la loro religiosità evangelica basata sui miracoli, sulle profezie e sui segni. Molti settori evangelici sia tradizionali (battisti, metodisti, presbiteriani…) sia più recenti hanno criticato duramente tali movimenti, al punto da chiamare quello che essi proclamano «un vangelo diverso» (a different gospel)[8].

Il benessere economico e la salute

I pilastri del «vangelo della prosperità», come già abbiamo anticipato, sono sostanzialmente due: il benessere economico e la salute. Questa accentuazione è frutto di un’esegesi letteralista di alcuni testi biblici che sono utilizzati all’interno di un’ermeneutica riduzionista. Lo Spirito Santo viene limitato a un potere posto al servizio del benessere individuale. Gesù Cristo ha abbandonato il suo ruolo di Signore per trasformarsi in un debitore di ciascuna delle sue parole. Il Padre è ridotto «a una specie di fattorino cosmico (cosmic bellhop) che si occupa dei bisogni e dei desideri delle sue creature»[9].

Nei predicatori di questo vangelo la «parola di fede» da loro pronunciata viene trasposta nel luogo che tradizionalmente occupava la Bibbia nel movimento evangelico come norma di fede e di condotta, fino a elevarla alla potenza e all’effetto della parola apostolica dell’«unto». Il parlare a nome di Dio in modo diretto, concreto e specifico dà alla «parola positiva» un senso creativo ritenuto capace di far sì che le cose succederanno, se coloro che assistono non le ostacoleranno con la loro mancanza di fede.

Al tempo stesso, essi insegnano che, trattandosi di una «confessione di fede», i seguaci sono responsabili, con le loro parole, di ciò che avviene loro, si tratti della benedizione o della maledizione economica, fisica, generazionale o spirituale. Un ritornello che molti di questi pastori ripetono è: «C’è un miracolo nella tua bocca» (There is a miracle in your mouth). Il processo miracoloso è il seguente: visualizzare dettagliatamente ciò che si vuole, dichiararlo espressamente con la bocca, reclamarlo con fede e autorità da Dio e considerarlo già ricevuto. Infine, il «reclamare» le promesse di Dio estratte dai testi biblici o dalla parola profetica del pastore colloca il credente in una posizione dominante rispetto a un Dio prigioniero della sua stessa parola, così come essa è stata percepita e creduta dal fedele.

Il tema della salute occupa a sua volta un ruolo preponderante nella «teologia della prosperità». In queste dottrine, è la propria mente che deve concentrarsi sulle supposte leggi bibliche, che poi producono la potenza desiderata attraverso la lingua. Si presuppone, per esempio, che un malato, senza ricorrere al medico, possa guarire col solo concentrarsi e pronunciare al tempo presente o passato frasi bibliche o preghiere ispirate alla Scrittura. Una delle frasi usate in maniera strumentale è: «Per le piaghe di Cristo già sono sanato». Sarebbero queste parole, a loro giudizio, a causare immediatamente lo «sblocco» della benedizione divina, che in quello stesso momento opererà la guarigione.

Ovviamente, eventi luttuosi o disastri, anche naturali, o tragedie, come quelle dei migranti o altre simili, non forniscono narrative vincenti funzionali a mantenere i fedeli legati al pensiero del «vangelo della prosperità». Questo è il motivo per cui in questi casi si nota una totale mancanza di empatia e di solidarietà da parte degli aderenti. Non c’è compassione per le persone che non sono prospere, perché chiaramente esse non hanno seguìto le «regole», e quindi vivono nel fallimento e non sono amate, dunque, da Dio.

Un Dio di «patti» e di «semi»

Una delle caratteristiche di questi movimenti è l’enfasi posta sul «patto» sottoscritto da Dio con il suo popolo, i suoi testamenti della Bibbia. E principalmente si è trattato di patti con i suoi patriarchi. Sicché il testo del patto con Abramo ha un posto centrale, nel senso della prosperità assicurata. La logica di questo concetto del «Dio dei patti» è che, siccome i cristiani sono figli spirituali di Abramo, sono anche eredi dei diritti materiali, delle benedizioni finanziarie e delle occupazioni territoriali terrene. Più che di un patto biblico, sembra che si tratti di un «contratto».

Kenneth Copeland ha scritto, nel suo libro Le leggi della prosperità, che, poiché il patto di Dio è stato stabilito e la prosperità è tra i lasciti di tale patto, il credente deve prendere coscienza del fatto che la prosperità adesso gli appartiene di diritto[10].

In queste teologie, l’appartenenza filiale dei cristiani in quanto figli di Dio viene reinterpretata come quella dei «figli del Re»: figliolanza che dà diritti e privilegi monarchici soprattutto materiali a coloro che la riconoscono e la proclamano. Harold Hill, nel suo libro Come essere un vincitore, ha scritto: «I figli del Re hanno diritto a ricevere un trattamento speciale, perché godono di una relazione speciale viva, di prima mano, con il loro Padre celeste, che ha fatto tutte le cose e continua a esserne Signore»[11].

In questa teologia un altro concetto centrale, e intimamente correlato con il precedente, è il principio di «semina» o di «seme». Il testo classico di riferimento è Gal 6,7: «Non fatevi illusioni; Dio non lascia ingannare. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato». Ma anche Mc 10,29-30: «Gesù [a Pietro] rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà”».

La prosperità materiale, fisica e spirituale trova uno dei suoi testi preferiti nel v. 2 della Terza lettera di Giovanni: «Carissimo, mi auguro che in tutto tu stia bene e sia in buona salute, come sta bene la tua anima»[12]. Nell’Antico Testamento, il testo di riferimento è Dt 28,1-14.

I brani vengono interpretati in maniera del tutto funzionalistica. Ad esempio, nel libro La volontà di Dio è la prosperità, la predicatrice Gloria Copeland ha scritto, riferendosi a donazioni per ministeri come il suo: «Tu dai un dollaro per amore del vangelo, e già te ne toccano 100; tu dai 10 dollari, e in cambio ne riceverai 1.000 in regalo; tu dai 1.000 dollari, e in cambio ne ricevi 100.000. Se doni un aereo, riceverai cento volte il valore di quell’aereo. Regala un’automobile, e otterrai tante di quelle automobili da non averne più bisogno per tutta la vita. In breve, Marco 10,30 è un buon affare!»[13].

In definitiva, il principio spirituale della semina e del raccolto, alla luce di un’interpretazione evangelica completamente estrapolata dal suo contesto, è che dare è anzitutto un fatto economicistico, che si misura in termini di ritorno dell’investimento. Si dimentica, dunque, quello che si legge subito dopo Gal 6,7, cioè: «Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna» (v. 8).

Il pragmatismo e la superbia del successo

Il «vangelo» descritto viene facilmente assimilato nelle società attuali, in cui la legittimità del soprannaturale richiede una qualche verifica sperimentale. Il pragmatismo del successo richiede proposte semplici di fede. L’urgenza di una vita prospera e senza sofferenze si adegua a una religiosità a misura del cliente, e il kairos del Dio della storia si adegua al kronos frenetico della vita attuale. In definitiva, qui si parla di un dio concepito a immagine e somiglianza delle persone e delle loro realtà, e non secondo il modello biblico. In alcune società in cui la meritocrazia è stata fatta coincidere con il livello socio-economico senza che si tenga conto delle enormi differenze di opportunità, questo «vangelo», che mette l’accento sulla fede come «merito» per ascendere nella scala sociale, risulta ingiusto e radicalmente anti-evangelico.

In generale, il fatto che vi siano ricchezza o benefìci materiali ricade ancora una volta sull’esclusiva responsabilità del credente, e di conseguenza vi ricade anche la sua povertà o carenza di beni. La vittoria materiale colloca il credente in una posizione di superbia a causa della potenza della sua «fede». Al contrario, la povertà lo carica di una colpa doppiamente insopportabile: da una parte, egli considera che la sua fede non riesce a muovere le mani provvidenti di Dio; e, dall’altra, che la sua situazione miserabile è un’imposizione divina, una punizione inesorabile accettata con sottomissione.

Una teologia del «sogno americano»?

Questa teologia è chiaramente funzionale ai concetti filosofico-politico-economici di un modello di taglio neoliberista. Una delle conclusioni di alcuni esponenti di questa teologia è di natura geopolitica ed economica, legata al Paese di origine della «teologia della prosperità». Essa conduce alla conclusione che gli Stati Uniti sono cresciuti sotto la benedizione del Dio provvidente del movimento evangelico. Invece, gli abitanti del territorio che va dal Rio Grande verso Sud sono sprofondati nella povertà proprio perché la Chiesa cattolica ha una visione differente, opposta, «esaltando» la povertà. È pure possibile verificare il legame tra queste posizioni e le tentazioni integraliste e fondamentaliste dalle connotazioni politiche[14].

In verità, uno dei gravi problemi che porta con sé la «teologia della prosperità» è il suo effetto perverso sulla gente povera. Infatti, essa non solo esaspera l’individualismo e abbatte il senso di solidarietà, ma spinge le persone ad avere un atteggiamento miracolistico, per cui solamente la fede può procurare la prosperità, e non l’impegno sociale e politico. Quindi il rischio è che i poveri che restano affascinati da questo pseudo vangelo rimangano imbrigliati in un vuoto politico-sociale che consente con facilità ad altre forze di plasmare il loro mondo, rendendoli innocui e senza difese. Il «vangelo della prosperità» non è mai fattore di reale cambiamento, che invece è fondamentale nella visione che è propria della dottrina sociale della Chiesa.

Se Max Weber parlava della relazione tra protestantesimo e capitalismo nel contesto dell’austerità evangelica, i teologi della prosperità propagandano l’idea della ricchezza in relazione proporzionale alla fede personale. Priva di senso sociale e inquadrata in un’esperienza di beneficio individuale, questa concezione dà, consciamente o inconsciamente, una rilettura estremista delle teologie calviniste della predestinazione. In qualche modo, la soteriologia si àncora al temporale e al terreno e si svuota della tradizionale visione escatologica. Perciò, anche in ambito protestante, i molti che si attengono alla teologia tradizionale vedono con sfiducia, e più ancora con forti critiche, l’avanzare di queste teologie, alle quali non pochi associano la new age ed espressioni del misticismo magico.

«La salvezza non è una teologia della prosperità»

Sin dall’inizio del suo pontificato Francesco ha avuto presente il «vangelo diverso» della «teologia della prosperità» e, criticandolo, ha applicato la classica dottrina sociale della Chiesa. Più volte lo ha richiamato per porne in evidenza i pericoli. La prima volta è avvenuto in Brasile, il 28 luglio 2013. Rivolgendosi ai vescovi del Consiglio Episcopale Latinoamericano, aveva puntato il dito contro il «funzionalismo» ecclesiale», che realizza «una sorta di “teologia della prosperità” nell’aspetto organizzativo della pastorale». Essa finisce per entusiasmarsi per l’efficacia, il successo, il risultato constatabile e le statistiche favorevoli. La Chiesa così tende ad assumere «modalità imprenditoriali» che sono aberranti e allontanano dal mistero della fede.

Parlando di nuovo a vescovi, questa volta della Corea, nell’agosto 2014, Francesco ha citato Paolo (1 Cor 11,17) e Giacomo (2,1-7), che rimproverano le Chiese che vivono in modo tale che i poveri non si sentano a casa loro. «Questa è una tentazione della prosperità», ha commentato. E ha proseguito: «State attenti, perché la vostra è una Chiesa in prosperità, è una grande Chiesa missionaria, è una grande Chiesa. Il diavolo non semini questa zizzania, questa tentazione di togliere i poveri dalla struttura profetica stessa della Chiesa, e vi faccia diventare una Chiesa benestante per i benestanti, una Chiesa del benessere […], non dico fino ad arrivare alla “teologia della prosperità”, no, ma nella mediocrità».

I riferimenti alla «teologia della prosperità» sono riconoscibili anche nelle omelie di Francesco a Santa Marta. Il 5 febbraio 2015, il Pontefice ha detto con chiarezza che «la salvezza non è una teologia della prosperità», ma «è un dono, lo stesso dono che Gesù aveva ricevuto per darlo». E il potere del Vangelo è quello di «cacciare gli spiriti impuri per liberare, per guarire». Gesù infatti «non dà il potere di manovrare o di fare grandi imprese». Francesco lo ha ripetuto, sempre a Santa Marta, il 19 maggio 2016. Alcuni, ha detto, credono «in quella che è chiamata la “teologia della prosperità”, cioè Dio ti fa vedere che tu sei giusto se ti dà tante ricchezze». Ma «è uno sbaglio». Perciò anche il salmista dice: «Alle ricchezze non attaccare il cuore». Per farsi meglio comprendere, il Papa ha richiamato l’episodio evangelico del «giovane ricco che Gesù amò, perché era giusto»: lui «era buono, ma attaccato alle ricchezze, e queste ricchezze alla fine per lui sono diventate catene che gli hanno tolto la libertà di seguire Gesù».

La visione della fede proposta dalla «teologia della prosperità» è in chiara contraddizione con la concezione di un’umanità segnata dal peccato e con l’aspettativa di una salvezza escatologica, legata a Gesù Cristo come salvatore e non al successo delle proprie opere. Essa incarna dunque una forma peculiare di pelagianesimo dalla quale Francesco ha messo spesso in guardia. Egli ha scritto, infatti, nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate, che ci sono cristiani impegnati nel seguire la strada «della giustificazione mediante le proprie forze, quella dell’adorazione della volontà umana e della propria capacità, che si traduce in un autocompiacimento egocentrico ed elitario privo del vero amore». Essa si manifesta in molti atteggiamenti apparentemente diversi tra loro e, tra questi, «l’attrazione per le dinamiche di auto-aiuto e di realizzazione autoreferenziale» (n. 57).

La «teologia della prosperità» esprime anche l’altra grande eresia del nostro tempo, cioè lo «gnosticismo»: infatti, afferma che con i poteri della mente è possibile plasmare la realtà. Ciò è particolarmente evidente nel lavoro e nella grande influenza di Mary Baker Eddy (1821-1910) nella Chiesa e nel movimento della Christian Science, ad esempio. Come scrive Francesco in Gaudete et exsultate, lo gnosticismo per sua propria natura vuole addomesticare il mistero di Dio e della sua grazia. Esso «usa la religione a proprio vantaggio, al servizio delle proprie elucubrazioni psicologiche e mentali». Invece, «Dio ci supera infinitamente, è sempre una sorpresa e non siamo noi a determinare in quale circostanza storica trovarlo, dal momento che non dipendono da noi il tempo e il luogo e la modalità dell’incontro». Una fede usata per manipolare mentalmente, psichicamente la realtà «pretende di dominare la trascendenza di Dio» (n. 41).

* * *

Il «vangelo della prosperità» è molto lontano dall’invito di san Paolo che leggiamo nel brano di 2 Cor 8,9-15: «Conoscete la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (v. 9). Ed è pure molto lontano dalla profezia positiva e luminosa dell’ American dream che è stata di ispirazione per molti. La «teologia della prosperità» è lontana dunque dal «sogno missionario» dei pionieri americani, e ancor più dal messaggio di predicatori come Martin Luther King e dal contenuto sociale, inclusivo e rivoluzionario del suo memorabile discorso «Io ho un sogno».

[1].      Cfr D. W. Jones – R. Woodbridge, Health, Wealth & Happiness: Has the Prosperity Gospel Overshadowed the Gospel of Christ?, Grand Rapids (MI), Kregel, 2010.

[2].      Cho è stato condannato per appropriazione indebita di circa 15 milioni di euro dalle casse della Chiesa, usati per cercare di recuperare le perdite in Borsa della sua famiglia.

[3].      Cfr K. Attanasi – A. Yong, Constructing China’s Jerusalem: Christians, Po­wer, and Place in Contemporary Wenzhou, Stanford, Stanford University Press, 2011. Cfr anche T. Meynard – M. Chambon, «Vie per l’aggiornamento della Chiesa cattolica cinese», in Civ. Catt. 2018 I 271-280; P. Wu, «Reasons Why Prosperity Theology Floods in China», in http://chinachristiandaily.com/news/category/2016-11-03/reasons-why-prosperity-theology-floods-in-china_3103

[4].      K. Ward, «“Mere Poverty Excites Little Compassion”: Adam Smith, Moral Judgment and the Poor», in The Heythrop Journal, marzo 2015, in https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/heyj.12260 Cfr Id., «Porters to Heaven Wealth, the Poor, and Moral Agency in Augustine», in Journal of Religious Ethics, aprile 2014, in https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jore.12054 Qui la Ward afferma anche che le radici di ciò che oggi chiamiamo «vangelo della prosperità» sono antiche e che esso era già noto ai tempi di Agostino, il quale si opponeva a tale visione.

[5].      Cfr «Why Evangelicals love Donald Trump. The secret lies in the prosperity Gospel», in The Economist, 18 maggio 2017; «Experts Discuss Role of “Prosperity Gospel” in Trump’s Success», in The Harvard Crimson, 24 ottobre 2017; P. Feuerherd, «Does the “Prosperity Gospel” Explain Trump?», in Jstor Daily, 1° maggio 2017.

[6].      Nel febbraio 2018, nell’abituale National Prayer Breakfast, Trump, associando il suo Paese ai sogni americani di libertà, eroismo e coraggio, ha definito gli Stati Uniti a light unto all nations («una luce per tutte le nazioni»). «Finché apriremo gli occhi sulla grazia di Dio – e apriremo i nostri cuori all’amore di Dio –, allora l’America sarà per sempre la terra degli uomini liberi, la casa dei coraggiosi e una luce per tutte le nazioni». Questa citazione è ripresa da una profezia biblica sul ruolo restauratore e messianico di Israele, il popolo eletto e la nazione grande e prospera che era stata sognata dai patriarchi: «Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra» (Is 49,6).

[7].      Ricordiamo pure che la cerimonia d’inaugurazione del mandato presidenziale di Donald Trump includeva preghiere di predicatori del «vangelo della prosperità» quali Paula White, uno dei suoi consiglieri spirituali. Nell’ottobre 2015 la White ha organizzato, nella Trump Tower, un incontro di telepredicatori legati alla «teologia della prosperità», che hanno pregato per l’attuale Presidente, imponendo le mani su di lui. Il video si trova in https://www.youtube.com/watch?v=EQ18exdhR6I

[8].      Cfr D. R. McConnell, A Different Gospel: Biblical and Historical Insights Into the Word of Faith Movement, Peabody (MA), Hendrickson, 1988.

[9].      J. Goff, «The Faith that Claims», in Christianity Today, n. 34, febbraio 1990, 21.

[10].    Cfr K. Copeland, The Laws of Prosperity, Tulsa (OK), Harrison House, 1974.

[11].    H. Hill, How to be a Winner, Alachua (FL), Bridge Logos, 1976.

[12].    Cfr R. Tilton, God’s Miracle Plan for Man, Tulsa (OK), Robert Tilton Ministries, 1987.

[13].    G. Copeland, God’s Will is Prosperity, Tulsa (OK), Harrison House, 1978.

[14].    Cfr A. Spadaro – M. Figueroa, «Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico. Un sorprendente ecumenismo», in Civ. Catt. 2017 III 105-113.

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LA CIVILTA’ CATTOLICA

 

Antonio Spadaro

Sottosegretario del Dicastero Vaticano per la Cultura e l’Educazione. Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

martedì 18 marzo 2025

SURVEY - ENCUESTA - ENQUETE - INDAGINE

 


‘The World Union of Catholic Teachers supports associations of Catholic educators across the world and in particular, those teaching in Catholic and public schools and universities. 

During the Jubilee Year 2025 this survey aims to learn more about Catholic teachers. 

We invite you to complete the following questionnaire to help understand the identity of the Catholic teacher. It should only take 10 minutes of your time. 

The results of the survey will be presented at the Jubilee conference of the World Union of Catholic Teachers in November 2025 and published on the UMEC-WUCT webpage.’

 

Click here to take the survey:

 

English:          https://uofg.qualtrics.com/jfe/form/SV_7TyF0wIxiV7zJ6m

 

 

 

 

 


 

 

venerdì 14 marzo 2025

HOPE VOICE OF WOMEN


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On March 13, 2025, the online event "Hope voice of women" was held, celebrating International Women's Day, which saw the participation of schools, associations and speakers from various parts of the world, offering a special opportunity to reflect on the rights, strength and fundamental role of women in society, with a particular focus on female empowerment and resilience. The participating classes had been preparing for over a week, with research and debates on the problem.


-         By Vito Luca Scozzari

 The initiative, organized in collaboration with the World Union of Teachers UMEC-WUCT, was attended by witnesses, in addition to Italians, from Burkina Faso, Congo, Romania and Ukraine, as well as the representative of UNESCO in Paris. Various cultures, various voices and various languages that highlighted the problems of women in various nations. The students were the protagonists. The introduction was curated by Antonino Ingoglia and Andrea Caracci of the ISSGB Ferrigno-V. Accardi of Castelvetrano. Antonino Ingoglia opened the event by underlining the importance of remembering the social, economic and political achievements of women and of reflecting on the challenges they still face. Andrea Caracci celebrated the resilience, courage and power of women, calling for greater commitment to a future of gender equality.

 Professors Carlino and Mastrantoni opened the speeches, followed by the Headmistress Professor Maria Luisa Simanella, who presented the work carried out by the IC Nosengo with the screening of the video "Video-Hope-voice-of-Woman-IC-G. Nosengo.

 Giovanni Perrone (Special Advisor of UMEC-WUCT) brought greetings from the Union and its president (Prof. Jan De Groof), highlighting the educational commitment that UMEC-WUCT (World Union of Catholic Teachers) has in various countries of the world and the serious problems that many women experience in certain situations, for example in Afghanistan, where women do not even have the right to speak. Danila Ioan, a student at the Roman Catholic College in Bucharest, offered an in-depth look at the figure of Marie Curie and the educational work that her school carries out in favor of the valorization of women and of dialogue and mutual respect.

 Kateryna Chernyavska, president of the Association “Pro Ukraine” offered a touching reflection on the resilience of Ukrainian women in the face of the violence of war, also remembering women who suffer violence in different contexts, missing children, husbands in the trenches, hunger and fear, thousands of deaths .... She asked for a thought and a prayer for women who live in situations of uncertainty, poverty and even death.

 Professor Ornella Valerio, regional president of AIMC of Lombardy, together with her students, presented the preparatory work done in class and a video on the song "Imagine all the people".

 Giusy Cavarretta, President of Fidapa-BPW-Castelvetrano Section, illustrated her federation's commitment to the promotion of women. Mme Solene Tshilobo, from the Democratic Republic of Congo, President of the NGO ADEPESIDI, and Umec-Wuct representative in RD Congo, spoke about the emancipation of women and girls, emphasizing the progress made and the challenges still to be faced, such as equal pay and violence against women. In this period she said, unfortunately, the war that has involved her country, is causing serious problems, mainly to women.

 Cristina Boffelli, President of the CHIARA Association, offered another significant contribution on the association's commitment to helping women, especially those in difficulty.

 Sabine OUARME (Burkina Faso) highlighted the situation in which many women live in her country (poverty, violence, etc.) but also the generous commitment of those who work for the progress of women and equality between women and men. Father Albert Kabuge, representative for UNESCO, in bringing the greetings of the international organization, illustrated the recent initiatives in favor of women that have taken place in Paris, in this last period, inviting schools to visit the world headquarters of UNESCO.

 Vito Luca Scozzari, national councilor of AIMC, coordinator of the initiative and contact person for the support of the Ferrigno Institute, thanked the participants and underlined the importance of continuing to promote innovative teaching that helps young generations overcome stereotypes, prejudices and various forms of violence.

 Maria Luisa Simanella, director of the Institute, concluded the event, expressing enthusiasm for the success of the initiative and thanking everyone for their active and attentive participation. “Hope voice of woman" has confirmed itself as a moment of reflection and celebration, which has given voice to the hopes and resilience of women around the world, promoting a more just and inclusive future. She expressed the hope that similar initiatives can be organized in the future.

 The event promoted intercultural dialogue and comparison between different cultures, generations and institutions. It highlighted the importance of deepening knowledge of women's rights, developing digital and communication skills to promote a better society in which, starting from family life, the culture of respect and mutual collaboration is promoted.

 For everyone, the greeting was “see you again”, with the intent of continuing the comparison and collaboration between different institutions. It is worth highlighting the amazement and interest of the many students who followed the initiative and found themselves, for the most part, in comparison with peers and adults from various nations.

 


 Le 13 mars 2025, l'événement en ligne « Hope voice of woman » a eu lieu, célébrant la Journée internationale de la femme, qui a vu la participation d'écoles, d'associations et d'intervenants de diverses parties du monde, offrant une occasion particulière de réfléchir aux droits, à la force et au rôle fondamental des femmes dans la société, avec un accent particulier sur l'autonomisation et la résilience des femmes. Les classes participantes se préparent depuis plus d’une semaine, avec des recherches et des discussions sur le problème.

  Par Vito Luca Scozzari

 L'initiative, organisée en collaboration avec le Union mondial des enseignants UMEC-WUCT, a vu la participation de témoins, outre des Italiens, du Burkina Faso, du Congo, de Roumanie et d'Ukraine, ainsi que du représentant de l'UNESCO à Paris. Différentes cultures, différentes voix et différentes langues ont mis en évidence les problèmes des femmes dans différentes nations. Les étudiants étaient les protagonistes. L'introduction a été éditée par Antonino Ingoglia et Andrea Caracci de l'ISSGB Ferrigno-V. Accardi de Castelvetrano. Antonino Ingoglia a ouvert l’événement en soulignant l’importance de se souvenir des réalisations sociales, économiques et politiques des femmes et de réfléchir aux défis auxquels elles sont encore confrontées. Andrea Caracci a célébré la résilience, le courage et le pouvoir des femmes, appelant à un plus grand engagement en faveur d’un avenir d’égalité des sexes.

 Les prof. Carlino et Mastrantoni ont ouvert les discours, suivis de la directrice, la professeure Maria Luisa Simanella, qui a présenté le travail réalisé par l'IC Nosengo avec la projection de la vidéo "Vidéo-Espoir-voix-de-Femme-IC-G. Nosengo.

 Giovanni Perrone (Conseiller spécial de l'UMEC-WUCT) a transmis les salutations de l'Union et de son président (le professeur Jan De Groof), en soulignant l'engagement éducatif que l'UMEC-WUCT (Union mondiale des enseignants catholiques) a dans différents pays du monde et les graves problèmes que rencontrent de nombreuses femmes dans certaines situations, par exemple en Afghanistan, où les femmes n'ont même pas le droit de parler. Danila Ioan, étudiante au Collège catholique romain de Bucarest, a proposé un regard approfondi sur la figure de Marie Curie et sur le travail éducatif que son école mène en faveur de la valorisation des femmes et du dialogue et du respect mutuel.

 Kateryna Chernyavska, présidente de l’association « Pro Ukraine » a offert une réflexion touchante sur la résilience des femmes ukrainiennes face à la violence de la guerre, se souvenant également des femmes qui subissent des violences dans différents contextes, des enfants disparus, des maris dans les tranchées, la faim et la peur, des milliers de morts…. Elle a demandé une pensée et une prière pour les femmes qui vivent dans des situations d’incertitude, de pauvreté et même de mort.

 La professeure Ornella Valerio, présidente régionale de l'AIMC de Lombardie, accompagnée de ses étudiants, a présenté le travail préparatoire réalisé en classe et une vidéo sur la chanson "Imagine all the people".

 Giusy Cavarretta, présidente de la section Fidapa-BPW-Castelvetrano, a illustré l'engagement de sa fédération en faveur de la promotion des femmes. Mme Solène Tshilobo, de la République Démocratique du Congo, Présidente de l’ONG ADEPESIDI, et représentant de l’Umec au RD Congo,  a parlé de l’autonomisation des femmes et des filles, soulignant les progrès réalisés et les défis restant à relever, tels que l’égalité salariale et les violences faites aux femmes. Il a déclaré que, malheureusement, à cette époque, la guerre qui touche son pays cause de graves problèmes, principalement aux femmes.

 Cristina Boffelli, présidente de l'association CHIARA, a apporté une autre contribution significative sur l'engagement de l'association en faveur des femmes, en particulier celles en difficulté.

 Sabine OUARME (Burkina Faso) a souligné la situation dans laquelle vivent de nombreuses femmes dans son pays (pauvreté, violence, etc.) mais aussi l’engagement généreux de celles et ceux qui œuvrent pour le progrès des femmes et l’égalité entre les femmes et les hommes. Le Père Albert Kabuge, représentant de l'UNESCO, en apportant les salutations de l'organisation internationale, a illustré les récentes initiatives en faveur des femmes qui ont eu lieu à Paris au cours de cette dernière période, invitant les écoles à visiter le siège mondial de l'UNESCO.


El 13 de marzo de 2025 se celebró el evento online “La esperanza, voz de la mujer”, conmemorando el Día Internacional de la Mujer, que contó con la participación de escuelas, asociaciones y ponentes de diversas partes del mundo, ofreciendo una oportunidad especial para reflexionar sobre los derechos, la fuerza y el papel fundamental de la mujer en la sociedad, con especial atención al empoderamiento y la resiliencia femenina. Las clases participantes se han estado preparando durante más de una semana, con investigaciones y debates sobre la problemática.

 - Vito Luca Scozzari

En la iniciativa, organizada en colaboración con la Unión Mundial de Docentes UMEC-WUCT, participaron, además de italianos, testigos de Burkina Faso, Congo, Rumania y Ucrania, así como el representante de la UNESCO en París. Diferentes culturas, diferentes voces y diferentes idiomas han puesto de relieve los problemas de las mujeres en distintas naciones. Los estudiantes fueron los protagonistas. La introducción fue editada por Antonino Ingoglia y Andrea Caracci de ISSGB Ferrigno-V. Accardi de Castelvetrano. Antonino Ingoglia inauguró el evento subrayando la importancia de recordar los logros sociales, económicos y políticos de las mujeres y reflexionar sobre los desafíos que aún enfrentan. Andrea Caracci celebró la resiliencia, el coraje y el poder de las mujeres, pidiendo un mayor compromiso con un futuro de igualdad de género.

 El profesor. Carlino y Mastrantoni abrieron las intervenciones, seguidas por la directora, Prof. Maria Luisa Simanella, quien presentó el trabajo realizado por el IC Nosengo con la proyección del vídeo "Video-Esperanza-voz-de-Mujer-IC-G. Nosengo".

 Giovanni Perrone (Asesor Especial de UMEC-WUCT) trajo los saludos de la Unión y de su presidente (Prof. Jan De Groof), destacando el compromiso educativo que UMEC-WUCT (Unión Mundial de Profesores Católicos) tiene en varios países del mundo y los graves problemas que viven muchas mujeres en determinadas situaciones, por ejemplo en Afganistán, donde las mujeres ni siquiera tienen derecho a hablar. Danila Ioan, estudiante del Colegio Católico Romano de Bucarest, ofreció una mirada en profundidad a la figura de Marie Curie y al trabajo educativo que su escuela realiza a favor de la valorización de la mujer y del diálogo y el respeto mutuo.

 Kateryna Chernyavska, presidenta de la Asociación “Pro Ucrania” ofreció una conmovedora reflexión sobre la resiliencia de las mujeres ucranianas frente a la violencia de la guerra, recordando también a las mujeres que sufren violencia en diferentes contextos, los niños desaparecidos, los maridos en las trincheras, el hambre y el miedo, miles de muertos…. Pidió un pensamiento y una oración por las mujeres que viven situaciones de incertidumbre, pobreza e incluso muerte.

 La profesora Ornella Valerio, presidenta regional de la AIMC de Lombardía, junto a sus estudiantes, presentó el trabajo preparatorio realizado en clase y un vídeo sobre la canción "Imagine all the people".

 Giusy Cavarretta, Presidenta de la Sección Fidapa-BPW-Castelvetrano, ilustró el compromiso de su federación con la promoción de la mujer. La Sra. Solene Tshilobo, de la República Democrática del Congo, Presidenta de la ONG ADEPESIDI, y representante de la UMEC en la RD Congo, habló sobre el empoderamiento de las mujeres y las niñas, destacando los avances logrados y los desafíos que aún quedan por abordar, como la igualdad salarial y la violencia contra las mujeres. En este período dijo que, lamentablemente, la guerra que involucra a su país, está causando graves problemas, principalmente a las mujeres.

 Cristina Boffelli, Presidenta de la Asociación CHIARA, ofreció otra aportación significativa sobre el compromiso de la asociación en ayuda de las mujeres, especialmente de aquellas en dificultad.

 Sabine OUARME (Burkina Faso) destacó la situación en la que viven muchas mujeres en su país (pobreza, violencia, etc.) pero también el compromiso generoso de quienes trabajan por el progreso de las mujeres y la igualdad entre mujeres y hombres. El padre Albert Kabuge, representante ante la UNESCO, al traer los saludos del organismo internacional, ilustró las recientes iniciativas a favor de la mujer que han tenido lugar en París en este último período, invitando a las escuelas a visitar la sede mundial de la UNESCO.

 Vito Luca Scozzari, consejero nacional de la AIMC, coordinador de la iniciativa y persona de contacto para el apoyo del Instituto Ferrigno, agradeció a los participantes y subrayó la importancia de seguir promoviendo una enseñanza innovadora que ayude a las jóvenes generaciones a superar estereotipos, prejuicios y diversas formas de violencia.

 María Luisa Simanella, directora del Instituto, cerró el acto, expresando entusiasmo por el éxito de la iniciativa y agradeciendo a todos por su participación activa y atenta. “La voz de la esperanza de la mujer” se ha consolidado como un momento de reflexión y celebración que ha dado voz a las esperanzas y la resiliencia de las mujeres de todo el mundo, promoviendo un futuro más justo e inclusivo. Espera que se organicen iniciativas similares en el futuro.

 El evento promovió el diálogo intercultural y la comparación entre diferentes culturas, generaciones e instituciones. destacó la importancia de profundizar en el conocimiento de los derechos de las mujeres, desarrollar habilidades digitales y comunicativas para promover una sociedad mejor en la que, desde la vida familiar, se promueva la cultura del respeto y la colaboración mutua.

 Para todos, el saludo fue “hasta pronto”, con la intención de continuar el diálogo y la colaboración entre diferentes instituciones. Es de destacar el asombro y el interés de muchos estudiantes que siguieron la iniciativa y se encontraron, en su mayoría, en comparación con sus compañeros y adultos de diversas naciones.