giovedì 24 settembre 2026

SAINT FRANCIS OF ASSISI - en-it-fr-es ****

en-it-fr-es


  Saint Francis 

appears rich in meaning 

for the man of his time



Eight hundred years have passed since the "blessed passing" of Saint Francis of Assisi, which took place on 3 October 1226 [1] . Pope Leo XIV, on the occasion of the opening of the centenary, sent a letter to the Franciscan Family: "'Our sister death', exclaimed Saint Francis at the Porziuncola, as he went to meet her like a man finally at peace. Eight centuries have passed since the death of the Poverello of Assisi who wrote in incisive characters the word of salvation of Christ in the hearts of the men of his time. […] May [his] message of peace find a profound echo in the Church and in society today" [2] .

In his letter, the Pope recalls that Saint Francis appears rich in meaning for the man of his time, but also for the man of today, thanks to the radicality with which he lived the Gospel, sine glossa : a choice that marked his life. Francis does not give orders, he does not teach, he acts, and his actions teach how to live. His doctrine and his authority remain entirely internal to action. From there comes the message of poverty that the Saint witnessed in the path of radical stripping, from the detachment of his father's goods to the renunciation of his own social role, up to the complete identification with the crucified Christ. On these principles he founded the fraternity of the Minors. If we consider all the male and female realities that today are inspired by him, the Franciscan religious family is the largest in the world [3] .

Francis is universally recognized as a symbol of peace, and not only for the greeting "May the Lord give you peace", unusual in his time, which wishes for the peace that comes only from the Risen One [4] . In this sense, he is characterized by the initiative to set out with the Crusade , siding with the Muslims to proclaim the Gospel to them. He also attempts dialogue with the Sultan of Egypt, al-Malik al-Kamil, with an extraordinary openness based on discussion rather than conflict.

The Saint lives today in his particular relationship with creation: in the Canticle of Brother Sun , considered the first text of Italian literature, he calls the Sun and the Moon "brother" and "sister"; he recognizes in them "a reflection of divine beauty" [5] . He also exhorts respect for the environment and for the universe, which makes him particularly relevant even in our day.

Pope Francis, who passed away last year, chose his name in honor of the Poverello. He bore witness to this throughout his pontificate, seeking poverty and simplicity, and cited him extensively in speeches and writings. Two of his encyclicals— Laudato si' and Fratelli tutti – have as their title and subject two proposals from the Saint.

In 1223, when it had become difficult to reach the Holy Land, Francis was able to create the first living nativity scene in Greccio, establishing a tradition that is still very much alive in popular religiosity today. In the representation there are the ox, the donkey and the manger, but there is no one to represent Mary and Joseph; Jesus instead is present in the proclamation of the Gospel of the nativity, which the Saint himself sings and comments on, and in the Eucharist, which he has celebrated in the manger, thus prefiguring the Eucharistic mystery of Christmas [6] .

The phenomenon of the stigmata, the wounds of Jesus on the cross, which Francis received at La Verna in 1224, a jealously guarded secret, is listed among the extraordinary events of his mystical life: the first testimony is due to the Letter of Brother Elias , after his death, where a "wonder that has never been heard of in the world, except in the Son of God" is announced [7] .

Joy is also a characteristic element of Francis's spirituality: a joy that is born from his profound gratitude for life and for every creature, as is reflected in the Canticle of Brother Sun [8] and in the episode Of True and Perfect Joy [9] . Joy is gratitude to God, trust in Providence, a sign of communion with the Lord and with one's brothers. Francis lived it even in difficulties, in poverty, in trials, in illness. The experience of joy is not only personal, but becomes a testimony capable of involving whoever encounters him and of suggesting a spirituality that embraces creation and universal brotherhood. It is precisely this joy, rooted in humility and poverty, that makes his message alive, close to the challenges and hopes of man.

What has been said doesn't address a fundamental question: what cultural mediation exists between the Saint and us? What accounts for Francis's appeal and modernity for us living in the third millennium?

CIVILTA’ CATTOLICA

 

Ricorrono 800 anni dal «beato transito» di san Francesco d’Assisi, avvenuto il 3 ottobre 1226[1]. Papa Leone XIV, in occasione dell’apertura del centenario, ha inviato una lettera alla Famiglia francescana: «“Nostra sorella morte”, esclamava San Francesco alla Porziuncola, mentre le andava incontro come un uomo finalmente pacificato. Sono trascorsi otto secoli dalla morte del Poverello d’Assisi che ha scritto a caratteri incisivi la parola di salvezza di Cristo nei cuori degli uomini del suo tempo. […] Il [suo] messaggio di pace possa trovare eco profonda nell’oggi della Chiesa e della società»[2].

Nella sua lettera, il Papa ricorda che san Francesco appare ricco di significato per l’uomo del suo tempo, ma anche per l’uomo di oggi, grazie alla radicalità con cui ha vissuto il Vangelo, sine glossa: una scelta che ne ha segnato la vita. Francesco non dà ordini, non insegna, agisce, e il suo agire insegna a vivere. La sua dottrina e la sua autorità rimangono del tutto interne all’azione. Da lì deriva il messaggio di povertà che il Santo ha testimoniato nel cammino di spoliazione radicale, dal distacco dei beni paterni alla rinuncia al proprio ruolo sociale, fino alla completa identificazione con il Cristo crocifisso. Su questi princìpi egli ha fondato la fraternità dei Minori. Se si considerano tutte le realtà maschili e femminili che oggi si ispirano a lui, la Famiglia religiosa francescana è la più numerosa nel mondo[3].

Francesco è universalmente riconosciuto come simbolo di pace, e non solo per il saluto «Il Signore ti dia pace», inconsueto ai suoi tempi, che sta ad augurare la pace che viene solo dal Risorto[4]. In questo senso lo caratterizza l’iniziativa di partire al seguito della VCrociata, passando dalla parte dei musulmani per annunciare loro il Vangelo. Egli tenta anche il dialogo con il sultano d’Egitto, al-Malik al-Kamil, con una straordinaria apertura basata sul confronto piuttosto che sul conflitto.

Il Santo vive oggi nel suo rapporto particolare con il creato: nel Cantico di Frate Sole, ritenuto il primo testo della letteratura italiana, chiama il Sole e la Luna «fratello» e «sorella»; vi riconosce «un riflesso della bellezza divina»[5]. Esorta anche al rispetto per l’ambiente e per l’universo, ciò che lo rende particolarmente attuale anche ai nostri giorni.

Papa Francesco, scomparso lo scorso anno, ha scelto il proprio nome in onore del Poverello, lo ha testimoniato nella sua vita di pontefice cercando povertà e semplicità, lo ha citato moltissimo nei discorsi e negli scritti. Due delle sue encicliche – Laudato si’ e Fratelli tutti – hanno per titolo e per soggetto due proposte del Santo.

Nel 1223, essendo diventato difficile raggiungere la Terra santa, Francesco sa creare a Greccio il primo presepe vivente, fondando una tradizione ancora oggi molto viva nella religiosità popolare. Nella rappresentazione ci sono il bue, l’asinello e la mangiatoia, ma non c’è nessuno per rappresentare Maria e Giuseppe; Gesù invece è presente nella proclamazione del Vangelo della natività, che il Santo stesso canta e commenta, e nell’Eucaristia, che fa celebrare sulla mangiatoia, prefigurando così il mistero eucaristico del Natale[6].

Il fenomeno delle stimmate, le ferite di Gesù sulla croce, che Francesco ebbe alla Verna nel 1224, un segreto custodito gelosamente, è annoverato tra gli eventi straordinari della sua vita mistica: la prima testimonianza è dovuta alla Lettera di frate Elia, dopo la morte di lui, dove si annuncia un «portento che non si è mai udito al mondo, fuorché nel Figlio di Dio»[7].

Anche la gioia è un elemento caratteristico della spiritualità di Francesco: una gioia che nasce dalla sua profonda gratitudine per la vita e per ogni creatura, come si riflette nel Cantico di Frate Sole[8] e nell’episodio Della vera e perfetta letizia[9].La gioia è gratitudine a Dio, fiducia nella Provvidenza, segno della comunione con il Signore e con i fratelli. Francesco la viveva perfino nelle difficoltà, nella povertà, nelle prove, nella malattia. L’esperienza della gioia non è solo personale, ma diventa testimonianza capace di coinvolgere chiunque lo incontri e di suggerire una spiritualità che abbracci il creato e la fraternità universale. Proprio questa gioia, radicata nell’umiltà e nella povertà, rende il suo messaggio vivo, vicino alle sfide e alle speranze dell’uomo.

Quanto detto non esaurisce una domanda di fondo: quale mediazione culturale si dà tra il Santo e noi? A che cosa sono dovuti il fascino e la modernità di Francesco per noi che viviamo nel terzo millennio?

CIVILTA’ CATTOLICA

 

Huit cents ans se sont écoulés depuis la « bienheureuse disparition » de saint François d’Assise, survenue le 3 octobre 1226 [1] . Le pape Léon XIV, à l’occasion de l’ouverture du centenaire, adressa une lettre à la Famille franciscaine : « “Notre sœur la mort”, s’exclama saint François à la Portioncule, en allant à sa rencontre tel un homme enfin en paix. Huit siècles se sont écoulés depuis la mort du Poverello d’Assise qui, d’une écriture incisive, a inscrit la parole du salut du Christ dans le cœur des hommes de son temps. […] Puisse son message de paix trouver un profond écho dans l’Église et dans la société d’aujourd’hui » [2] .

Dans sa lettre, le Pape rappelle que saint François apparaît riche de sens pour l'homme de son temps, mais aussi pour l'homme d'aujourd'hui, grâce à la radicalité avec laquelle il a vécu l'Évangile, sine glossa : un choix qui a marqué sa vie. François ne donne pas d'ordres, il n'enseigne pas, il agit, et ses actions enseignent comment vivre. Sa doctrine et son autorité demeurent entièrement intérieures à l'action. De là découle le message de pauvreté dont le Saint a été témoin sur le chemin du dépouillement radical, depuis le détachement des biens de son père jusqu'au renoncement à son propre rôle social, et enfin à l'identification totale au Christ crucifié. C'est sur ces principes qu'il a fondé la Fraternité des Mineurs. Si l'on considère toutes les réalités masculines et féminines qui, aujourd'hui, s'inspirent de lui, la famille religieuse franciscaine est la plus importante au monde [3] .

François est universellement reconnu comme un symbole de paix, et pas seulement pour sa salutation « Que le Seigneur vous donne la paix », inhabituelle à son époque, qui implore la paix qui ne vient que du Ressuscité [4] . En ce sens, il se caractérise par son initiative de partir en croisade , se rangeant du côté des musulmans pour leur annoncer l'Évangile. Il s'efforce également d'instaurer un dialogue avec le sultan d'Égypte, al-Malik al-Kamil, avec une extraordinaire ouverture fondée sur la discussion plutôt que sur le conflit.

Le saint vit aujourd’hui encore dans sa relation particulière avec la création : dans le Cantique du frère Soleil , considéré comme le premier texte de la littérature italienne, il appelle le Soleil et la Lune « frère » et « sœur » ; il reconnaît en eux « un reflet de la beauté divine » [5] . Il exhorte également au respect de l’environnement et de l’univers, ce qui le rend particulièrement pertinent aujourd’hui encore.

Le pape François, décédé l'an dernier, avait choisi son nom en hommage au Poverello. Il en a témoigné tout au long de son pontificat, prônant la pauvreté et la simplicité, et le citant abondamment dans ses discours et ses écrits. Deux de ses encycliques, Laudato si' et Fratelli tutti – ont pour titre et sujet deux propositions du Saint.

En 1223, alors que l'accès à la Terre sainte était devenu difficile, François d'Assise créa à Greccio la première crèche vivante, instaurant une tradition encore très présente dans la pratique religieuse populaire aujourd'hui. La crèche représente le bœuf, l'âne et la mangeoire, mais aucun personnage ne représente Marie et Joseph ; Jésus est en revanche présent dans la proclamation de l'Évangile de la Nativité, que le saint chante et commente lui-même, et dans l'Eucharistie qu'il célèbre dans la mangeoire, préfigurant ainsi le mystère eucharistique de Noël [6] .

Le phénomène des stigmates, les plaies de Jésus sur la croix, que François a reçues à La Verna en 1224, un secret jalousement gardé, est répertorié parmi les événements extraordinaires de sa vie mystique : le premier témoignage est dû à la Lettre de Frère Élie , après sa mort, où est annoncée une « merveille dont on n’a jamais entendu parler dans le monde, si ce n’est dans le Fils de Dieu » [7] .

La joie est aussi une caractéristique de la spiritualité de François : une joie née de sa profonde gratitude pour la vie et pour toute créature, comme en témoignent le Cantique du frère Soleil [8] et l’épisode de la Joie vraie et parfaite [9] . La joie est gratitude envers Dieu, confiance en la Providence, signe de communion avec le Seigneur et avec ses frères. François l’a vécue même dans les difficultés, la pauvreté, les épreuves et la maladie. L’expérience de la joie n’est pas seulement personnelle, mais devient un témoignage capable de toucher quiconque le rencontre et de suggérer une spiritualité qui embrasse la création et la fraternité universelle. C’est précisément cette joie, enracinée dans l’humilité et la pauvreté, qui donne vie à son message, le rendant proche des défis et des espoirs de l’humanité.

Ce qui a été dit n'aborde pas une question fondamentale : quelle médiation culturelle existe entre le saint et nous ? Comment expliquer l'attrait et la modernité de François pour nous qui vivons au troisième millénaire ?

CIVILTA’ CATTOLICA

 

Han transcurrido ochocientos años desde el «santísimo fallecimiento» de San Francisco de Asís, ocurrido el 3 de octubre de 1226 [1] . El Papa León XIV, con motivo de la inauguración del centenario, envió una carta a la Familia Franciscana: «“Nuestra hermana la muerte”, exclamó San Francisco en la Porciúncula, al ir a su encuentro como un hombre finalmente en paz. Han transcurrido ocho siglos desde la muerte del Poverello de Asís, quien escribió con caracteres incisivos la palabra de salvación de Cristo en los corazones de los hombres de su tiempo. […] Que [su] mensaje de paz encuentre un profundo eco en la Iglesia y en la sociedad actual» [2] .

En su carta, el Papa recuerda que San Francisco se muestra rico en significado para el hombre de su tiempo, pero también para el hombre de hoy, gracias a la radicalidad con la que vivió el Evangelio, sin glosa : una elección que marcó su vida. Francisco no da órdenes, no enseña, actúa, y sus acciones enseñan cómo vivir. Su doctrina y su autoridad permanecen enteramente internas a la acción. De ahí surge el mensaje de pobreza que el santo presenció en el camino del despojamiento radical, desde el desapego de los bienes de su padre hasta la renuncia a su propio rol social, hasta la identificación completa con Cristo crucificado. Sobre estos principios fundó la fraternidad de los Menores. Si consideramos todas las realidades masculinas y femeninas que hoy se inspiran en él, la familia religiosa franciscana es la más grande del mundo [3] .

Francisco es universalmente reconocido como un símbolo de paz, y no solo por el saludo «Que el Señor os dé la paz», inusual en su época, que anhela la paz que solo proviene del Resucitado [4] . En este sentido, se caracteriza por la iniciativa de emprender la Cruzada , poniéndose del lado de los musulmanes para proclamarles el Evangelio. También intenta dialogar con el sultán de Egipto, al-Malik al-Kamil, con una extraordinaria apertura basada en el diálogo más que en el conflicto.

El santo vive hoy en su particular relación con la creación: en el Cántico del Hermano Sol , considerado el primer texto de la literatura italiana, llama al Sol y a la Luna «hermano» y «hermana»; reconoce en ellos «un reflejo de la belleza divina» [5] . Asimismo, exhorta al respeto por el medio ambiente y por el universo, lo que lo hace particularmente relevante incluso en nuestros días.

El Papa Francisco, que falleció el año pasado, eligió su nombre en honor al Poverello. Dio testimonio de esto a lo largo de su pontificado, buscando la pobreza y la sencillez, y lo citó extensamente en discursos y escritos. Dos de sus encíclicas: Laudato si' y Fratelli tutti – tienen como título y tema dos propuestas del Santo.

En 1223, cuando se había vuelto difícil llegar a Tierra Santa, Francisco pudo crear el primer belén viviente en Greccio, estableciendo una tradición que aún hoy está muy viva en la religiosidad popular. En la representación están el buey, el asno y el pesebre, pero no hay nadie que represente a María y José; Jesús está presente en la proclamación del Evangelio de la Natividad, que el propio santo canta y comenta, y en la Eucaristía, que ha celebrado en el pesebre, prefigurando así el misterio eucarístico de la Navidad [6] .

El fenómeno de los estigmas, las heridas de Jesús en la cruz, que Francisco recibió en La Verna en 1224, un secreto celosamente guardado, se enumera entre los acontecimientos extraordinarios de su vida mística: el primer testimonio se debe a la Carta del Hermano Elías , después de su muerte, donde se anuncia un "prodigio que nunca se ha oído en el mundo, excepto en el Hijo de Dios" [7] .

La alegría es también un elemento característico de la espiritualidad de Francisco: una alegría que nace de su profunda gratitud por la vida y por cada criatura, como se refleja en el Cántico del Hermano Sol [8] y en el episodio De la verdadera y perfecta alegría [9] . La alegría es gratitud a Dios, confianza en la Providencia, signo de comunión con el Señor y con los hermanos. Francisco la vivió incluso en las dificultades, en la pobreza, en las pruebas, en la enfermedad. La experiencia de la alegría no es solo personal, sino que se convierte en un testimonio capaz de involucrar a quien lo encuentra y de sugerir una espiritualidad que abarca la creación y la fraternidad universal. Es precisamente esta alegría, arraigada en la humildad y la pobreza, la que da vida a su mensaje, acercándolo a los desafíos y esperanzas del ser humano.

Lo dicho no aborda una cuestión fundamental: ¿qué mediación cultural existe entre el santo y nosotros? ¿Qué explica el atractivo y la modernidad de Francisco para quienes vivimos en el tercer milenio?

CIVILTA’ CATTOLICA

 

 

 

 

 

 

Nessun commento:

Posta un commento