ADDRESS OF HIS HOLINESS POPE LEO XIV TO PARTICIPANTS IN THE SIXTEENTH ANNUAL MEETING OF THE INTERNATIONAL CATHOLIC LEGISLATORS NETWORK EN - FR - IT - PT
Eminenze, Eccellenza, Distinti
Signore e Signori,Cari
Fratelli e Sorelle in Cristo,
Sono
lieto di porgere il mio saluto a voi, membri dell’International
Catholic Legislators Network. E vi ringrazio della vostra visita
qui, in Vaticano e a Roma, durante questo anno giubilare, il Giubileo della
Speranza.
Vi
siete riuniti per il vostro sedicesimo incontro annuale, che quest’anno ha un
tema che fa riflettere: «Il nuovo ordine mondiale: la politica delle grandi
potenze, i domini delle multinazionali e il futuro della prosperità umana». In
queste parole percepisco sia una preoccupazione sia un desiderio. Siamo tutti
preoccupati per la direzione che il nostro mondo sta prendendo, e tuttavia
desideriamo una prosperità umana autentica. Desideriamo un mondo in cui ogni
persona possa vivere in pace, libertà e pienezza secondo il disegno di Dio.
Per
trovare il nostro equilibrio nelle circostanze attuali — specialmente voi come
legislatori e leader politici cattolici — suggerisco di dare uno sguardo al
passato, alla eminente figura di sant’Agostino d’Ippona. Voce importante della
Chiesa in tarda epoca romana, fu testimone di immensi sconvolgimenti e
disgregazione sociale. In risposta scrisse La città di Dio,
un’opera che propone una visione di speranza, una visione di significato che ci
parla ancora oggi.
Questo
Padre della Chiesa ha insegnato che nella storia umana s’intrecciano due
“città”: la città dell’uomo e la città di Dio. Esse simboleggiano realtà
spirituali — due orientamenti del cuore umano e, pertanto, della civiltà umana.
La città dell’uomo, costruita sull’orgoglio e sull’amore di sé, è
caratterizzata dalla ricerca di potere, prestigio e piacere; la città di Dio,
costruita sull’amore di Dio fino all’altruismo, è caratterizzata dalla
giustizia, dalla carità e dall’umiltà. In questi termini, Agostino ha
incoraggiato i cristiani a impregnare la società terrena dei valori del Regno
di Dio, orientando in tal modo la storia verso il suo compimento ultimo in Dio,
consentendo però anche la prosperità umana autentica in questa vita. Tale
visione teologica può offrirci un punto di riferimento dinanzi alle mutevoli
correnti attuali: l’emergere di nuovi centri di gravità, l’instabilità di
antiche alleanze e l’influenza senza precedenti di multinazionali e tecnologie,
per non parlare dei tanti conflitti violenti. La domanda cruciale per noi
credenti è pertanto la seguente: come possiamo portare a termine questo
compito?
Per
rispondere a tale domanda dobbiamo chiarire il significato di prosperità umana.
Oggi la vita prospera viene spesso confusa con una vita ricca dal punto di
vista materiale o con una vita di autonomia individuale senza restrizioni e di
piacere. Il cosiddetto futuro ideale che ci viene presentato è spesso
caratterizzato dalla comodità tecnologica e dalla soddisfazione del
consumatore. Sappiamo però che ciò non è sufficiente. Lo vediamo nelle società
ricche, dove molte persone lottano contro la solitudine, la disperazione e un
senso di mancanza di significato.
La
prosperità umana autentica deriva da quello che la Chiesa definisce sviluppo
umano integrale, ossia la piena crescita della persona in ogni dimensione:
fisica, sociale, culturale, morale e spirituale. Questa visione per la persona
umana è radicata nella legge naturale, l’ordine morale che Dio ha scritto sul
cuore umano, le cui verità più profonde sono illuminate dal Vangelo di Cristo.
A questo proposito, l’autentica prosperità umana si manifesta quando le persone
vivono virtuosamente, quando vivono in comunità sane, godendo non solo di ciò
che hanno, ciò che possiedono, ma anche di ciò che sono come
figli di Dio. Assicura la libertà di cercare la verità, di adorare Dio e di
crescere una famiglia in pace. Include anche un’armonia con il creato e un
senso di solidarietà attraverso le classi sociali e le nazioni. Di fatto, il
Signore è venuto perché noi “abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza”
(cfr. Gv 10, 10).
Il
futuro della prosperità umana dipende da quale “amore” scegliamo per
organizzarvi intorno la nostra società: un amore egoistico, l’amore di sé, o
l’amore di Dio e del prossimo. Noi, naturalmente, conosciamo già la risposta.
Nella vostra vocazione di legislatori e funzionari pubblici cattolici siete
chiamati a essere costruttori di ponti tra la città di Dio e la città
dell’uomo. Questa mattina vorrei esortarvi a continuare ad adoperarvi per un
mondo in cui il potere sia controllato dalla coscienza e in cui la legge sia al
servizio della dignità umana. Vi incoraggio inoltre a rifiutare la mentalità
pericolosa e controproducente secondo cui nulla mai cambierà.
So
che le sfide sono immense, ma la grazia di Dio che opera nei cuori umani è
ancora più potente. Il mio venerabile predecessore ha evidenziato la necessità
di quella che ha definito una “diplomazia della speranza” (Discorso
ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9
gennaio 2025). Aggiungerei che abbiamo bisogno anche di una “politica della
speranza” e di una “economia della speranza”, ancorate alla convinzione che
anche adesso, attraverso la grazia di Cristo, possiamo riflettere la sua luce
nella città terrena.
Vi
ringrazio. Ringrazio tutti voi per il vostro impegno a portare il messaggio del
Vangelo nell’arena pubblica. Vi assicuro delle mie preghiere per voi, per i
vostri cari, le vostre famiglie, i vostri amici e, specialmente oggi, per
coloro che servite. Che il Signore Gesù, Principe della Pace, benedica e guidi
i vostri sforzi per la prosperità autentica della famiglia umana.
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L'Osservatore
Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXV n. 193, sabato 23
agosto 2025, p. 2.