venerdì 29 agosto 2025

POWER, PRESTIGE, PLEASURE, WEALTH

ADDRESS OF HIS HOLINESS POPE LEO XIV TO PARTICIPANTS IN THE SIXTEENTH ANNUAL MEETING OF THE INTERNATIONAL CATHOLIC LEGISLATORS NETWORK EN  - FR  - IT  - PT


Eminenze, Eccellenza, 
Distinti Signore e Signori,Cari Fratelli e Sorelle in Cristo,

Sono lieto di porgere il mio saluto a voi, membri dell’International Catholic Legislators Network. E vi ringrazio della vostra visita qui, in Vaticano e a Roma, durante questo anno giubilare, il Giubileo della Speranza.

Vi siete riuniti per il vostro sedicesimo incontro annuale, che quest’anno ha un tema che fa riflettere: «Il nuovo ordine mondiale: la politica delle grandi potenze, i domini delle multinazionali e il futuro della prosperità umana». In queste parole percepisco sia una preoccupazione sia un desiderio. Siamo tutti preoccupati per la direzione che il nostro mondo sta prendendo, e tuttavia desideriamo una prosperità umana autentica. Desideriamo un mondo in cui ogni persona possa vivere in pace, libertà e pienezza secondo il disegno di Dio.

Per trovare il nostro equilibrio nelle circostanze attuali — specialmente voi come legislatori e leader politici cattolici — suggerisco di dare uno sguardo al passato, alla eminente figura di sant’Agostino d’Ippona. Voce importante della Chiesa in tarda epoca romana, fu testimone di immensi sconvolgimenti e disgregazione sociale. In risposta scrisse La città di Dio, un’opera che propone una visione di speranza, una visione di significato che ci parla ancora oggi.

Questo Padre della Chiesa ha insegnato che nella storia umana s’intrecciano due “città”: la città dell’uomo e la città di Dio. Esse simboleggiano realtà spirituali — due orientamenti del cuore umano e, pertanto, della civiltà umana. La città dell’uomo, costruita sull’orgoglio e sull’amore di sé, è caratterizzata dalla ricerca di potere, prestigio e piacere; la città di Dio, costruita sull’amore di Dio fino all’altruismo, è caratterizzata dalla giustizia, dalla carità e dall’umiltà. In questi termini, Agostino ha incoraggiato i cristiani a impregnare la società terrena dei valori del Regno di Dio, orientando in tal modo la storia verso il suo compimento ultimo in Dio, consentendo però anche la prosperità umana autentica in questa vita. Tale visione teologica può offrirci un punto di riferimento dinanzi alle mutevoli correnti attuali: l’emergere di nuovi centri di gravità, l’instabilità di antiche alleanze e l’influenza senza precedenti di multinazionali e tecnologie, per non parlare dei tanti conflitti violenti. La domanda cruciale per noi credenti è pertanto la seguente: come possiamo portare a termine questo compito?

Per rispondere a tale domanda dobbiamo chiarire il significato di prosperità umana. Oggi la vita prospera viene spesso confusa con una vita ricca dal punto di vista materiale o con una vita di autonomia individuale senza restrizioni e di piacere. Il cosiddetto futuro ideale che ci viene presentato è spesso caratterizzato dalla comodità tecnologica e dalla soddisfazione del consumatore. Sappiamo però che ciò non è sufficiente. Lo vediamo nelle società ricche, dove molte persone lottano contro la solitudine, la disperazione e un senso di mancanza di significato.

La prosperità umana autentica deriva da quello che la Chiesa definisce sviluppo umano integrale, ossia la piena crescita della persona in ogni dimensione: fisica, sociale, culturale, morale e spirituale. Questa visione per la persona umana è radicata nella legge naturale, l’ordine morale che Dio ha scritto sul cuore umano, le cui verità più profonde sono illuminate dal Vangelo di Cristo. A questo proposito, l’autentica prosperità umana si manifesta quando le persone vivono virtuosamente, quando vivono in comunità sane, godendo non solo di ciò che hanno, ciò che possiedono, ma anche di ciò che sono come figli di Dio. Assicura la libertà di cercare la verità, di adorare Dio e di crescere una famiglia in pace. Include anche un’armonia con il creato e un senso di solidarietà attraverso le classi sociali e le nazioni. Di fatto, il Signore è venuto perché noi “abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza” (cfr. Gv 10, 10).

Il futuro della prosperità umana dipende da quale “amore” scegliamo per organizzarvi intorno la nostra società: un amore egoistico, l’amore di sé, o l’amore di Dio e del prossimo. Noi, naturalmente, conosciamo già la risposta. Nella vostra vocazione di legislatori e funzionari pubblici cattolici siete chiamati a essere costruttori di ponti tra la città di Dio e la città dell’uomo. Questa mattina vorrei esortarvi a continuare ad adoperarvi per un mondo in cui il potere sia controllato dalla coscienza e in cui la legge sia al servizio della dignità umana. Vi incoraggio inoltre a rifiutare la mentalità pericolosa e controproducente secondo cui nulla mai cambierà.

So che le sfide sono immense, ma la grazia di Dio che opera nei cuori umani è ancora più potente. Il mio venerabile predecessore ha evidenziato la necessità di quella che ha definito una “diplomazia della speranza” (Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2025). Aggiungerei che abbiamo bisogno anche di una “politica della speranza” e di una “economia della speranza”, ancorate alla convinzione che anche adesso, attraverso la grazia di Cristo, possiamo riflettere la sua luce nella città terrena.

Vi ringrazio. Ringrazio tutti voi per il vostro impegno a portare il messaggio del Vangelo nell’arena pubblica. Vi assicuro delle mie preghiere per voi, per i vostri cari, le vostre famiglie, i vostri amici e, specialmente oggi, per coloro che servite. Che il Signore Gesù, Principe della Pace, benedica e guidi i vostri sforzi per la prosperità autentica della famiglia umana.

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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXV n. 193, sabato 23 agosto 2025, p. 2.

 

martedì 26 agosto 2025

UNIVERSITA' CATTOLICHE - RISORSA PER LA CHIESA E PER LA SOCIETA' - it - en - fr- es


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Ricerca, fede e responsabilità:

Il valore delle università cattoliche

RESEARCH, FAITH, RESPONSIBILITY

INVESTIGACIÓN, FE, RESPONSABILIDAD

RECHERCHE, FOI, RESPONSABILITÉ

 

La sfida quotidiana delle istituzioni cattoliche non può rispondere (solo) a logiche di mercato. Esse devono fornire chiavi interpretative rimanendo ancorati ai valori di riferimento.

Il compito degli atenei è fornire chiavi interpretative 

rimanendo ancorati ai nostri valori di riferimento. 

In collaborazione con istituzioni, associazioni, imprese e la Chiesa.

 

-         di ELENA BECCALLI *

-          

In un’epoca segnata da profonde e rapide trasformazioni, le università cattoliche sono sempre più chiamate a dare un contributo di pensiero originale, facendosi interpreti delle complessità del presente e proponendo uno sguardo nuovo sulla realtà. In altre parole, università nel mondo e per il mondo. Una missione fondata sul valore dell’educazione, troppo spesso sottovalutata, ma fondamentale per formare giovani che diventino lievito di processi orientati al bene comune, alla promozione della dignità della persona, alla pace.

È innanzitutto necessario definire che cosa non deve limitarsi a essere un’università cattolica. Lo ha chiarito recentemente monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, durante l’intervento pronunciato in occasione dell’assemblea generale della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (Fiuc) in Messico. In particolare, ha sottolineato che questa non deve essere «semplicemente un’istituzione in più nel mercato globale delle idee» e tanto meno «cattolica solo per il numero di crocifissi sulle pareti o per le celebrazioni nella sua cappella». Un’università veramente cattolica – ha detto – è un luogo in cui «la ricerca della verità è in armonia con la certezza della fede».

Le università cattoliche vivono da sempre tenendo conto di questa tensione: coniugare ricerca della verità e certezza della fede. È una sfida che dobbiamo avere presente tutti i giorni.

A queste parole così limpide, aggiungerei che il processo di ricerca della verità si fonda, come in tutte le altre università, sul metodo scientifico. In tale ottica, il nostro compito è offrire metodi di comprensione della realtà, scevri da pregiudizi e costantemente sottoposti a verifica, in piena sintonia con il rigore del metodo scientifico. Nel processo educativo delle nuove generazioni adottiamo pertanto modelli orientati a sviluppare senso critico, insegnando a formulare domande di senso che guardino al futuro e stimolando gli studenti a confrontarsi con i paradigmi dominanti per proporre prospettive nuove sulla realtà. La nostra responsabilità è, cioè, formare a uno sguardo lungo e integrale. Questo è l’impegno quotidiano dell’intera comunità universitaria: offrire modelli di pensiero adeguati, ciascuno secondo la propria disciplina, con libertà intellettuale e una incessante tensione verso la verità. Un compito questo che svolgiamo in costante dialogo con la Dottrina Sociale della Chiesa. Ce lo ha ricordato papa Leone XIV durante uno dei suoi primi interventi che ha tenuto ai membri della Fondazione Centesimus annus. Per il Santo Padre la Dottrina Sociale «ci educa a riconoscere che più importante dei problemi, o delle risposte a essi, è il modo in cui li affrontiamo, con criteri di valutazione e principi etici e con l’apertura alla grazia di Dio».

Il nostro compito di educatori è fornire chiavi interpretative, rimanendo ancorati ai nostri valori di riferimento. Per farlo, ci impegniamo a lavorare attraverso alleanze strategiche per una cooperazione creativa con istituzioni, associazioni, imprese e con la stessa Chiesa cattolica. L a cooperazione creativa ritengo sia molto importante proprio anche tra le università cattoliche, nella federazione europea così come in quella internazionale. Non è infatti richiudendosi o adottando logiche competitive che esse possono realizzare la loro finalità autentica. Serve invece lavorare insieme avendo presente che le università cattoliche nel mondo contano ben 6 milioni di studenti (dati Fiuc).

Un patrimonio immenso – anche per la varietà di esperienze e di presenze - per la Chiesa e per la società civile, che attendono un contributo di pensiero dalle università cattoliche per alimentare nuovi paradigmi. In tal senso gli atenei cattolici sono chiamati a mantenere viva la propria voce nei consessi internazionali e partecipare attivamente alla trasformazione della realtà.

C’ è poi anche una questione un po’ ostica che è relativa al fatto che la cifra culturale di una università cattolica si misura sulla capacità dei docenti di trasmettere dei valori. Non sto parlando di una trasmissione strettamente pedagogica e men che meno ideologica, bensì del proposito di dare rilievo a questa dimensione. Una tensione alla formazione di donne e uomini di valore e di valori. Ecco perché ho più volte descritto l’università come uno spazio in cui il sapere si vive e si sperimenta. Un’università non solo come luogo di trasmissione del sapere ma di esperienza del sapere.

 *Rettore Università Cattolica del Sacro Cuore

 www.avvenire.it



lunedì 25 agosto 2025

LES ENSEIGNANTS CATHOLIQUES EN MOUVEMENT - fr-en-es-it -

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 LES ENSEIGNANTS CATHOLIQUES

 EN MOUVEMENT

Le Jubilé comme point de départ renouvelé 

pour l’avenir

Catholic teachers on the move 

Maestros catòlicos en movimiento

Umec-Wuct verso il domani 

Les enseignants catholiques en moviment

-   


    par Giovanni Perrone*

Au cours de la dernière année de sa vie, le pape François a proclamé le Jubilé de 2025, dont le thème central est l'espérance. Cet événement, de par son caractère unique et universel, entretient un lien étroit avec le monde de l'éducation et de l'école. Il est perçu comme une occasion précieuse de réfléchir et d'agir dans le domaine de l'éducation, en favorisant l'espérance par un enseignement qui met l’accent sur la confiance dans la croissance humaine, l'acceptation de la diversité et la promotion de relations et de rencontres pacifiques. Éducation et espérance sont étroitement liées. L'espérance est un de moteurs de l'éducation.

Dans le cadre des célébrations du Jubilé, le Dicastère pour la Culture et l'Éducation a organisé le Jubilé du Monde de l'Éducation, qui se tiendra à Rome du 27 octobre au 2 novembre 2025, pour célébrer et souligner l'importance du secteur de l'éducation.

Le défunt Pontife a souligné à plusieurs reprises que les enseignants et les éducateurs sont appelés à être des hommes et des femmes d’espérance, qui travaillent avec confiance et patience pour la croissance de chaque personne, en cultivant la dignité et la vocation de chacun.

Le Jubilé, en particulier, est l’occasion de garantir le droit à l’éducation pour tous, en particulier pour les personnes marginalisées, les migrants et les réfugiés, qui rencontrent souvent des obstacles pour accéder à l’éducation et vivre « décemment ».

En cette période troublée que nous vivons, qui pollue même notre façon de penser et d’être, laissant prévaloir la logique de l’oppression, de la thésaurisation et de l’arrogance violente et aveugle, le parcours du Jubilé nous exhorte à « dépasser la logique du conflit pour embrasser celle de la rencontre, et considère le monde éducatif comme un lieu fondamental pour construire un avenir de paix ».[1]

À la suite du pape François, le pape Léon XIV a rappelé le principe « d’évangéliser en éduquant et d’éduquer en évangélisant », soulignant enfin l’importance de la « synergie » entre toutes les « composantes éducatives ».[2]

 

L'Union Mondiale des Enseignants Catholiques (UMEC) participe aux Journées Jubilaires de l'Éducation avec un programme assez intense, dans le cadre établi par le Dicastère pour la Culture et l'Éducation.

 

Le pape Léon XIV accueillera les enseignants le matin du 31 octobre. Après son discours, ils franchiront la Porte Sainte. L'après-midi, l'UMEC participera au « Village de l'Éducation », où seront présentées les meilleures pratiques éducatives du monde entier. Le 1er novembre, après la célébration eucharistique à Saint-Pierre, présidée par le pape, l'après-midi sera consacré à une table ronde à l'Université LUMSA sur le thème « Le rôle des enseignants catholiques dans une société en conflit », avec des présentations du cardinal Zuppi et d'intervenants venus du Portugal, de Londres et de Rome. Le 2 novembre, les enseignants participeront à une journée d'étude et de discussion à l'Université Grégorienne sur le thème « L'enseignant catholique aujourd'hui : témoin, innovateur et leader ». Des enseignants de différents continents, ainsi que des représentants de l'UNESCO, interviendront également tout au long de la journée. Des représentants des Dicastères du Saint-Siège interviendront également tout au long de la journée. Le 3 novembre sera consacré à la réunion annuelle du Conseil de l'Union afin de faire le point sur les activités et de planifier l'avenir. Les travaux seront coordonnés par l'Assistant ecclésiastique de l'Union, l'Archevêque de Cambrai, Vincent Dollmann, et par le président, le Professeur Jan De Groof.

 Pourquoi et qu'est-ce que l'UMEC-WUCT ?

L' Union mondiale des enseignants catholiques (UMEC) est une organisation internationale. Elle est composée de représentants laïcs d'associations nationales d'enseignants catholiques, ainsi que d'enseignants travaillant dans des écoles et universités catholiques, publiques et laïques. Sa mission est de soutenir et de promouvoir les valeurs de l'Évangile dans l'éducation et les écoles, tout en respectant la spécificité de chaque établissement.

Fondée il y a près de 120 ans, l'UMEC-WUCT, reconnue par le Saint-Siège, bénéficie d'un statut consultatif auprès de grandes institutions mondiales, dont l'UNESCO et l'UNICEF. Elle collabore avec le Dicastère pour la Culture et l'Éducation et le Dicastère pour les Laïcs, la Famille et la Vie. Elle compte un représentant au conseil d'administration du CCIC (Centre catholique international de coopération avec l'UNESCO).

Elle favorise ainsi la coopération entre les établissements d'enseignement et le respect de la liberté d'enseignement. Elle organise des initiatives de formation et de réflexion aux niveaux local, national et international.

L'Union possède sa propre identité, établie par Pie XII lors de sa refondation d'après-guerre. Il ne s'agit pas d'un syndicat spécifique réservé aux écoles et universités catholiques, mais d'un « syndicat d'enseignants catholiques ».

Est-il judicieux d’être enseignant catholique aujourd’hui, dans une société en évolution rapide où le rôle de l’éducation et les nombreux défis éducatifs qui interpellent et confondent souvent les individus, les familles et les institutions font débat ?

Les universités et écoles catholiques, actives avec diligence dans divers pays, ne peuvent être considérées (ni se considérer) comme des « hortus conclusus »-enclaves privé, même si elles sont de grande qualité, mais manquent parfois d'une relation fructueuse avec leur époque et leur territoire. L'éducation est un cheminement aux chemins parfois tortueux et aux moyens divers; un cheminement qui favorise la rencontre, la découverte, le dialogue et la discussion, la planification et la reprogrammation, le partage, l'accompagnement et la réorientation, mais aussi le discernement et la réflexion.

Les enseignants catholiques ne travaillent pas uniquement dans les écoles catholiques, où leur travail peut être facilité par des valeurs, des styles et des pratiques partagés. Nombre d'entre eux évoluent, parfois discrètement et silencieusement, dans des environnements complexes, souvent méfiants et hostiles. Cela peut conduire à une présence fade ou neutre, voire à un rejet des valeurs évangéliques.

Le pape François nous a invité à plusieurs reprises à sortir du cercle fermé, « à aller vers les périphéries, à aller chercher les personnes qui ne comptent pas, les laissés-pour-compte de la société – parce que nous vivons dans une culture du jetable, et ou les gens sont jeté. Aller là-bas, c’est précisément ce que Jésus a fait » [3].

En ouvrant la Porte du Jubilé, le pape François a exhorté chacun à « agir sans délai : nous, disciples du Seigneur, sommes invités à trouver notre plus grande espérance en Lui, puis à la porter sans délai, comme des pèlerins de lumière dans les ténèbres du monde. »

Le pape Léon XIV a récemment souligné l'importance d'un enseignement vivant, considéré comme un « ministère et une mission » pour aider les jeunes à donner le meilleur d'eux-mêmes selon le plan de Dieu, transformant les défis de l'époque contemporaine en « tremplins ». Au cœur de cette démarche se trouve son appel à la « synergie » entre toutes les composantes éducatives.[4]

Au-delà de l'horizon, avec de nouveaux défis

Le pape François, lors de sa rencontre de novembre 2022 avec les participants au congrès de l'UMEC-WUCT, a clarifié plusieurs aspects relatifs à la présence des enseignants catholiques dans les écoles : « La présence d'éducateurs chrétiens dans les écoles est d'une importance vitale. Le style qu'il adopte est crucial. L'éducateur chrétien, en effet, est appelé à être à la fois pleinement humain et pleinement chrétien... Il ne doit pas être spiritualiste et déconnecté du monde... L'éducateur chrétien doit être enraciné dans le présent, dans son temps, dans sa culture. Il est important que sa personnalité soit riche, ouverte, capable d'établir des relations sincères avec les élèves, de comprendre leurs besoins les plus profonds, leurs questions, leurs peurs, leurs rêves... Veillez à aider les enseignants à comprendre ce qu'est une innovation qui favorise la croissance et ce qu'est une idéologisation, une colonisation idéologique... Aujourd'hui, la colonisation idéologique détruit la personnalité humaine, et lorsqu'elle pénètre dans l'éducation, elle fait des ravages. »[5]

La présence et l'action des institutions catholiques et des enseignants catholiques, où qu'ils opèrent (parfois cachés), constituent une ressource précieuse pour tous ; elles sont essentielles pour promouvoir ces « valeurs universelles » qui imprègnent l'Évangile, telles que la paix, l'accueil, le dialogue et la fraternité, l'attention aux plus démunis, la valorisation, la cohérence, la communauté, le service, la solidarité, la justice, la miséricorde, le bien commun et même la transcendance. Ce sont des valeurs dont le monde actuel, en proie à des difficultés, a besoin pour surmonter la logique de la violence, de l'égocentrisme, de l'arrogance et de l'oppression qui polluent les institutions et les individus. Ces valeurs doivent imprégner le savoir scolaire et le style institutionnel. C'est pourquoi nous avons besoin d'institutions et d'enseignants qui sachent prendre soin non seulement de l'espace limité dans lequel ils évoluent, mais aussi de la communauté où ils accomplissent le précieux service d'enseignement et d'éducation.

« L’isolement et le repli sur soi-même ou sur ses propres intérêts ne sont jamais le moyen de restaurer l’espoir et d’apporter un renouveau, mais c’est la proximité, c’est la culture de la rencontre qui favorise la vie… Il n’y a pas de vie où l’on prétend n’appartenir qu’à soi-même et vivre comme une île : dans ces attitudes, la mort prévaut [6]. »

Cela n’invalide pas le caractère laïc des institutions, mais l’enrichit et lui donne tout son sens.

Les participants à la rencontre jubilaire réfléchiront sur ces questions, afin de repenser leur présence dans les écoles et dans le monde, et de concevoir de nouveaux parcours concrets de formation, d'espérance et d'engagement, aptes à répondre aux défis complexes d'aujourd'hui, en évitant les parcours « éducatifs » stériles, enlisés, déviants ou dénués de sens.

*Conseiller spécial UMEC-WUCT



[1]Pape François, audience du 11 janvier 2025

[2]Pape Léon XIV, audience avec les Frères des Écoles chrétiennes, 15 mai 2021

[3]Pape François, discours au Fonds de solidarité mondiale, 25 mai 2022

[5] Pape François, Audience, 12 novembre 2022

[6] Pape François, « Fratelli tutti » [64]


mercoledì 13 agosto 2025

L'AMITIE DON PRECIEUX DE DIEU - fr - en - es - it


« Merci Jésus de nous aimer. Reste avec nous Seigneur »

 



Par + Vincent Dollmann*

 A côté de relations affectives et familiales, l’amitié se caractérise par un choix de l’intelligence et de la volonté. Si on ne choisit pas sa famille, on choisit ses amis !

Ce lien est marqué très clairement par la fidélité et la vérité : on retrouve toujours un vrai ami, même après une longue absence.

Cette aspiration à l’amitié est inscrite dans le cœur de l’homme qui a été créé dans une relation d’amitié avec son Créateur. Le péché de l’homme l’a rompue et a entaché toutes les autres relations. Mais comme le proclame la Prière eucharistique IV en s’adressant à Dieu : « Dans ta miséricorde, tu es venu en aide à tous les hommes pour qu’ils te cherchent et puissent te trouver […] Tu as tellement aimé le monde, Père très saint, que tu nous as envoyé ton Fils unique ».

L’amitié parfaite en Jésus

La veille de sa mort, Jésus disait à ses disciples : « Je vous appelle amis, car tout ce que j’ai appris de mon Père, je vous l’ai fait connaître » (Jn 15,15). Il désirait les introduire à l’amitié avec Dieu et le prochain, non seulement par son enseignement, mais également par son exemple.

Son amitié est parfaite, elle le conduit à donner sa vie pour ses amis (cf. Jn 15,3). Elle est universelle, car fondée sur celle de Dieu qui veut sauver toute ’humanité. Elle est réciproque et ouverte, la réponse de Jésus à l’amour du Père est dirigée vers les disciples. En accueillant l’amitié de Jésus et de Dieu son Père, ceux-ci auront également à la diriger vers leurs frères.

L’amitié, un chemin possible avec Jésus

Dans son discours aux catéchumènes lors du Jubilé des jeunes, le Pape Léon leur a rappelé que le choix du Christ était un acte libre qui impliquait des renoncements. Il invitait à dire non à la culture de la mort qui « se manifeste aujourd’hui par l’indifférence, le mépris des autres, la drogue, la recherche d’une vie facile, une sexualité qui devient divertissement et chosification de la personne humaine, l’injustice, etc. » (Salle des bénédictions, 29 juillet 25).

A la messe de clôture quelques jours plus tard, le Saint-Père a indiqué les repères de la vie chrétienne en adressant cet appel aux jeunes : « Restons unis à

Lui, restons dans son amitié, toujours, en la cultivant par la prière, l’adoration, la communion eucharistique, la confession fréquente, la charité généreuse, comme nous l’ont enseigné les bienheureux Pier Giorgio Frassati et Carlo Acutis, qui seront bientôt proclamés saints » (Homélie, Tor Vergata, 3 août 25).

*Archeveque de Cambrai, Assistent Ecclesiastico UMEC-WUCT


 "Thank you, Jesus, for loving us. Stay with us, Lord."

By Vincent Dollmann*

Friendship, a precious gift from God

Alongside emotional and familial relationships, friendship is characterized by a choice of intelligence and will. If we don't choose our family, we choose our friends!

This bond is marked very clearly by fidelity and truth: we always find a true friend, even after a long absence.

This yearning for friendship is inscribed in the heart of man, who was created in a relationship of friendship with his Creator. Human sin has broken this relationship and has tainted all other relationships. But as Eucharistic Prayer IV proclaims, addressing God: "In your mercy, you have come to the aid of all men so that they may seek you and find you […] You so loved the world, O most holy Father, that you sent us your only Son."

Perfect Friendship in Jesus

The day before his death, Jesus said to his disciples: "I call you friends, for everything I have learned from my Father I have made known to you" (Jn 15:15). He wanted to introduce them to friendship with God and neighbor, not only through his teaching, but also through his example.

His friendship is perfect; it leads him to give his life for his friends (cf. Jn 15:3). It is universal, because it is founded on the love of God who wants to save all humanity. It is reciprocal and open; Jesus' response to the Father's love is directed toward the disciples. By welcoming the friendship of Jesus and God his Father, they will also have to direct it toward their brothers and sisters.

Friendship, a Possible Path with Jesus

In his address to the catechumens during the Youth Jubilee, Pope Leo reminded them that choosing Christ was a free act that involved sacrifices. He invited people to say no to the culture of death, which "manifests itself today in indifference, contempt for others, drugs, the search for an easy life, a sexuality that becomes entertainment and the objectification of the human person, injustice, etc." (Hall of Blessings, July 29, 2025).

At the closing Mass a few days later, the Holy Father outlined the guidelines for Christian life by addressing this appeal to young people: "Let us remain united to Him, let us remain in His friendship, always, cultivating it through prayer, adoration, Eucharistic communion, frequent confession, and generous charity, as Blessed Pier Giorgio Frassati and Carlo Acutis, who will soon be proclaimed saints, taught us" (Homily, Tor Vergata, August 3, 2025).

*Archbishop of Cambrai, Ecclesiastical Assistant UMEC-WUCT


Gracias, Jesús, por amarnos. Quédate con nosotros, Señor.

Por  Vincent Dollmann*


La amistad, un don precioso de Dios

Junto con las relaciones afectivas y familiares, la amistad se caracteriza por una elección de inteligencia y voluntad. Si no elegimos a nuestra familia, ¡elegimos a nuestros amigos!

Este vínculo se caracteriza claramente por la fidelidad y la verdad: siempre encontramos un verdadero amigo, incluso después de una larga ausencia.

Este anhelo de amistad está grabado en el corazón del hombre, creado en una relación de amistad con su Creador. El pecado humano ha roto esta relación y ha contaminado todas las demás. Pero como proclama la Plegaria Eucarística IV, dirigiéndose a Dios: «En tu misericordia, has socorrido a todos los hombres para que te busquen y te encuentren […] Tanto amaste al mundo, oh Padre santísimo, que nos enviaste a tu Hijo único». Amistad perfecta en Jesús

El día antes de su muerte, Jesús dijo a sus discípulos: «Os llamo amigos, porque todo lo que he aprendido de mi Padre os lo he dado a conocer» (Jn 15,15). Quería introducirlos en la amistad con Dios y con el prójimo, no solo con sus enseñanzas, sino también con su ejemplo.

Su amistad es perfecta; lo lleva a dar la vida por sus amigos (cf. Jn 15,3). Es universal, porque se funda en el amor de Dios que quiere salvar a toda la humanidad. Es recíproca y abierta; la respuesta de Jesús al amor del Padre se dirige a los discípulos. Al acoger la amistad de Jesús y de Dios su Padre, ellos también deberán dirigirla a sus hermanos y hermanas.

Amistad, un camino posible con Jesús

En su discurso a los catecúmenos durante el Jubileo de la Juventud, el Papa León les recordó que elegir a Cristo fue un acto gratuito que implicó sacrificios. Invitó a decir no a la cultura de la muerte, que «se manifiesta hoy en la indiferencia, el desprecio por el prójimo, las drogas, la búsqueda de una vida fácil, una sexualidad que se convierte en entretenimiento y la cosificación de la persona humana, la injusticia, etc.» (Aula de las Bendiciones, 29 de julio de 2025).

En la Misa de clausura, celebrada unos días después, el Santo Padre delineó las directrices de la vida cristiana dirigiendo este llamamiento a los jóvenes: «Permanezcamos unidos a Él, permanezcamos siempre en su amistad, cultivándola mediante la oración, la adoración, la comunión eucarística, la confesión frecuente y la caridad generosa, como nos enseñaron los beatos Pier Giorgio Frassati y Carlo Acutis, que pronto serán proclamados santos» (Homilía, Tor Vergata, 3 de agosto de 2025).

*Arzobispo de Cambrai, Asistente Eclesiástico UMEC-WUCT


"Grazie, Gesù, per averci amato. Resta con noi, Signore."

di  + Vincent Dollmann*


L'amicizia, un dono prezioso di Dio

Oltre ai rapporti affettivi e familiari, l'amicizia è caratterizzata da una scelta di intelligenza e volontà. Se non scegliamo la nostra famiglia, scegliamo i nostri amici!

Questo legame è segnato in modo molto chiaro dalla fedeltà e dalla verità: troviamo sempre un vero amico, anche dopo una lunga assenza.

Questo desiderio di amicizia è inscritto nel cuore dell'uomo, creato in un rapporto di amicizia con il suo Creatore. Il peccato umano ha rotto questo rapporto e ha contaminato tutte le altre relazioni. Ma come proclama la Preghiera Eucaristica IV, rivolgendosi a Dio: "Nella tua misericordia, sei venuto in aiuto di tutti gli uomini, affinché ti cerchino e ti trovino [...] Hai tanto amato il mondo, o Padre santissimo, da mandarci il tuo Figlio unigenito".

Amicizia perfetta in Gesù

Il giorno prima della sua morte, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi chiamo amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). Voleva introdurli all'amicizia con Dio e con il prossimo, non solo attraverso il suo insegnamento, ma anche con il suo esempio.

La sua amicizia è perfetta; lo porta a dare la vita per i suoi amici (cfr Gv 15,3). È universale, perché fondata sull'amore di Dio che vuole salvare tutta l'umanità. È reciproca e aperta; la risposta di Gesù all'amore del Padre è rivolta ai discepoli. Accogliendo l'amicizia di Gesù con Dio suo Padre, essi dovranno indirizzarla anche verso i fratelli.

Amicizia, un cammino possibile con Gesù

Nel suo discorso ai catecumeni durante il Giubileo dei Giovani, Papa Leone XIII ha ricordato loro che scegliere Cristo è stato un atto libero che ha comportato sacrifici. Ha invitato a dire no alla cultura della morte, che "si manifesta oggi nell'indifferenza, nel disprezzo per gli altri, nella droga, nella ricerca di una vita facile, in una sessualità che diventa intrattenimento e oggettivazione della persona umana, nell'ingiustizia, ecc." (Aula delle Benedizioni, 29 luglio 2025).

Nella Messa conclusiva, pochi giorni dopo, il Santo Padre ha delineato le linee guida della vita cristiana rivolgendo questo appello ai giovani: "Rimaniamo uniti a Lui, rimaniamo nella Sua amicizia, sempre, coltivandola attraverso la preghiera, l'adorazione, la comunione eucaristica, la confessione frequente e la carità generosa, come ci hanno insegnato i Beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, che saranno presto proclamati santi" (Omelia, Tor Vergata, 3 agosto 2025).

*Arcivescovo di Cambrai, Assistente Ecclesiastico UMEC-WUCT


lunedì 11 agosto 2025

YOUNG PEOPLE, DARE TO DREAM - en-fr-es

 

Young people are very different from those of yesterday, because of the rapid social changes of recent decades.

Adults have the responsibility 

not to deprive them 

of the dimension of generativity,

 without which there is no future.


by Luciano Manicardi

 

While speaking of young people as those who "in themselves represent hope," Pope Francis pointed to the responsibility of adults toward them: "We cannot disappoint them... let us care for the younger generations" (Spes non confundit, 12). The hope of young people is also the responsibility of adults. And what adults must first become aware of, and know, is what Michel Serres, speaking precisely of young people, called the "birth of a new humanity."

 Today's young people, compared to their parents, have different life expectancies, different families, different suffering, different education—now monopolized by the media—different living spaces thanks to "omniconnectivity," different languages, different ways of thinking and relating to reality, different temporalities, different relationships with work, different bonds due to the precariousness of belonging (national, political, religious, gender). The primary responsibility of adults is to listen, to know, and to understand.

 Only now are we beginning to have some understanding of the effects that daily familiarity—practically from the cradle—with smartphones can have on children and adolescents. Jonathan Haidt, studying Generation Z (those born after 1995), noted the rise in anxiety, anguish, depression, self-harm, and suicide. Growing up immersed in the so-called virtual world certainly doesn't help children cope with the real world and severely impacts their social and neurological development. In his book, The Anxious Generation, after noting that a childhood centered on play has shifted to one centered on the phone, the author argues that overprotection in the real world and underprotection in the virtual world are at the root of this generation's "anxiety."

 But, above all, adults are responsible for instilling trust and making room for young people, not for comparing and judging. Only by instilling trust can hope be created. Social and cultural responsibility today is to recover the dimension of generativity, without which young people are robbed of their future: if the world of work, the economy, and politics become focused on the present, investing and focusing on only short- and very short-term goals, young generations suffer the consequences. Without trust in the future, young people are robbed of hope. The deficit in generativity is connected to the disappearance of initiation in Western societies. Initiations are ritualized passages of human existence that teach the initiate the value of living, instilling the ancient principle of "die and become."

 Unfortunately, in the West, institutions dedicated to accompanying the human growth of young people are lacking (or are in serious crisis). There is a need for emotional education that provides young people with the tools to recognize, name, and manage their emotions. Otherwise, it will increasingly happen that unrecognized emotions of anger become dysregulated into aggression, leading to violence; or that unrecognized emotions of sadness become dysregulated into depression. Likewise, training in thinking, solitude, silence, the work of self-knowledge, and the cultivation of interiority would be essential.

 And what is the responsibility of the young person? It is essential for a young person to learn to guard against the demon of easiness. Today, we encounter an abundant supply of comfort goods (enormously increased thanks to digital technology) that provide instant gratification, but then produce habituation, dependence, and, in the long run, boredom, not joy. Furthermore, they accustom us to a temporality of the all-at-once, contrary to the patient work—including waiting, corrections, and revisions along the way—typical of the work in progress that is building deep relationships. Relationships that constitute both the meaning and the happiness of a life.

 Brother Roger of Taizé wrote: "Only the humble gift of oneself makes us happy." So-called stimulating goods require toil, effort, and commitment and are less appealing, but only by embracing the dimension of toil and effort can we build a robust self and serious relationships. Stimulating goods are cultural and relational goods, pertaining to the social sphere (for example, volunteering), sports, and the spiritual sphere. But to commit effort and commitment, a young person must nurture a passion, because only this allows them to gather their energies and put them to work pursuing their goals. Any advice for young people?

Cultivate creativity and imagination. And be brave: dare yourself.


JEUNES, OSEZ RÊVER

 Les jeunes d'aujourd'hui sont très différents de ceux d'hier, en raison des rapides changements sociaux des dernières décennies.

Les adultes ont la responsabilité de ne pas les priver de cette dimension de générativité, sans laquelle il n'y a pas d'avenir.

 -Luciano Manicardi

 Parlant des jeunes comme de ceux qui « représentent en eux-mêmes l'espérance », le pape François a souligné la responsabilité des adultes à leur égard : « Nous ne pouvons pas les décevoir… prenons soin des jeunes générations » (Spes non confindit, 12). L'espérance des jeunes est aussi la responsabilité des adultes. Et ce que les adultes doivent d'abord prendre conscience, et savoir, c'est ce que Michel Serres, parlant précisément des jeunes, appelait la « naissance d'une nouvelle humanité ».

 Les jeunes d'aujourd'hui, comparés à leurs parents, ont une espérance de vie différente, des familles différentes, des souffrances différentes, une éducation différente – désormais monopolisée par les médias –, des espaces de vie différents grâce à l'« omniconnectivité », des langues différentes, des modes de pensée et de rapport à la réalité différents, des temporalités différentes, des rapports au travail différents, des liens différents dus à la précarité des appartenances (nationales, politiques, religieuses, de genre). La responsabilité première des adultes est d'écouter, de savoir et de comprendre.

 Ce n'est que maintenant que nous commençons à comprendre les effets que la familiarité quotidienne – pratiquement dès le berceau – avec les smartphones peut avoir sur les enfants et les adolescents. Jonathan Haidt, étudiant la génération Z (nés après 1995), a constaté une augmentation de l'anxiété, de l'angoisse, de la dépression, de l'automutilation et du suicide. Grandir immergé dans le monde dit virtuel n'aide certainement pas les enfants à faire face au monde réel et a de graves répercussions sur leur développement social et neurologique. Dans son livre, La Génération Anxieuse, après avoir constaté qu'une enfance centrée sur le jeu a basculé vers une enfance centrée sur le téléphone, l'auteur soutient que la surprotection dans le monde réel et la sous-protection dans le monde virtuel sont à l'origine de « l'anxiété » de cette génération.

Mais, par-dessus tout, les adultes ont la responsabilité d'instaurer la confiance et de laisser une place aux jeunes, et non de comparer et de juger. Seule l'instauration de la confiance permet de créer de l'espoir. La responsabilité sociale et culturelle actuelle consiste à retrouver la dimension de générativité, sans laquelle les jeunes sont privés de leur avenir : si le monde du travail, l'économie et la politique se focalisent sur le présent, investissant et se concentrant uniquement sur des objectifs à court et très court terme, les jeunes générations en subissent les conséquences. Sans confiance en l'avenir, les jeunes sont privés d'espoir. Ce déficit de générativité est lié à la disparition de l'initiation dans les sociétés occidentales. Les initiations sont des passages ritualisés de l'existence humaine qui enseignent à l'initié la valeur de la vie, inculquant le principe ancestral du « mourir et devenir ».

 Malheureusement, en Occident, les institutions dédiées à l'accompagnement du développement humain des jeunes font défaut (ou sont en grave crise). Une éducation émotionnelle est nécessaire pour leur donner les outils nécessaires pour reconnaître, nommer et gérer leurs émotions. Sinon, les émotions de colère non reconnues se dérègleront de plus en plus en agressivité, menant à la violence ; ou les émotions de tristesse non reconnues en dépression. De même, l'apprentissage de la réflexion, de la solitude, du silence, le travail de connaissance de soi et le développement de l'intériorité seraient essentiels.

 Et quelle est la responsabilité du jeune ? Il est essentiel qu'il apprenne à se prémunir contre le démon de la facilité. Aujourd'hui, nous sommes confrontés à une offre abondante de biens de confort (démultipliée grâce aux technologies numériques) qui procurent une gratification immédiate, mais engendrent ensuite accoutumance, dépendance et, à long terme, ennui, et non joie. De plus, ils nous habituent à une temporalité du tout-en-un, contrairement au travail patient – incluant l'attente, les corrections et les révisions en cours de route – typique du travail en cours qui construit des relations profondes. Des relations qui constituent à la fois le sens et le bonheur d'une vie.

 Frère Roger de Taizé a écrit : « Seul l'humble don de soi-même nous rend heureux. » Les biens dits stimulants exigent du travail, des efforts et de l'engagement et sont moins attrayants, mais ce n'est qu'en embrassant la dimension du travail et de l'effort que nous pouvons construire une personne solide et des relations sérieuses. Les biens stimulants sont les biens culturels et relationnels, relevant de la sphère sociale (par exemple, le bénévolat), du sport et de la sphère spirituelle. Mais pour s'engager, un jeune doit nourrir une passion, car seule cela lui permet de rassembler ses énergies et de les mettre au service de ses objectifs. Un conseil pour les jeunes ?

 Cultivez la créativité et l'imagination. Et soyez courageux : osez-vous.


JÓVENES, ATRÉVANSE A SOÑAR

 Los jóvenes de hoy son muy diferentes a los de ayer, debido a los rápidos cambios sociales de las últimas décadas.

Los adultos tienen la responsabilidad de no privarlos de la dimensión de la generatividad, sin la cual no hay futuro.

- Luciano Manicardi

 Al referirse a los jóvenes como aquellos que "representan en sí mismos la esperanza", el Papa Francisco señaló la responsabilidad de los adultos hacia ellos: "No podemos decepcionarlos... cuidemos de las nuevas generaciones" (Spes non confundit, 12). La esperanza de los jóvenes es también responsabilidad de los adultos. Y lo que los adultos deben primero comprender y comprender es lo que Michel Serres, hablando precisamente de los jóvenes, llamó el "nacimiento de una nueva humanidad".

 Los jóvenes de hoy, en comparación con sus padres, tienen diferentes expectativas de vida, familias, sufrimientos, educación —ahora monopolizada por los medios—, espacios vitales diferentes gracias a la omniconectividad, idiomas diferentes, formas de pensar y relacionarse con la realidad diferentes, temporalidades diferentes, relaciones laborales diferentes, vínculos diferentes debido a la precariedad de la pertenencia (nacional, política, religiosa, de género). La principal responsabilidad de los adultos es escuchar, saber y comprender.

 Solo ahora empezamos a comprender los efectos que la familiaridad diaria —prácticamente desde la cuna— con los teléfonos inteligentes puede tener en niños y adolescentes. Jonathan Haidt, al estudiar a la Generación Z (nacidos después de 1995), observó el aumento de la ansiedad, la angustia, la depresión, las autolesiones y el suicidio. Crecer inmersos en el llamado mundo virtual ciertamente no ayuda a los niños a lidiar con el mundo real y afecta gravemente su desarrollo social y neurológico. En su libro, La Generación Ansiosa, tras señalar que una infancia centrada en el juego ha pasado a una centrada en el teléfono, el autor argumenta que la sobreprotección en el mundo real y la desprotección en el mundo virtual son la raíz de la "ansiedad" de esta generación.

 Pero, sobre todo, los adultos son responsables de infundir confianza y dar cabida a los jóvenes, no de compararlos ni juzgarlos. Solo infundiendo confianza se puede crear esperanza. La responsabilidad social y cultural actual es recuperar la dimensión de la generatividad, sin la cual los jóvenes se ven privados de su futuro: si el mundo laboral, la economía y la política se centran en el presente, invirtiendo y centrándose únicamente en objetivos a corto y muy corto plazo, las jóvenes generaciones sufren las consecuencias. Sin confianza en el futuro, los jóvenes se ven privados de la esperanza. El déficit de generatividad está relacionado con la desaparición de la iniciación en las sociedades occidentales. Las iniciaciones son pasajes ritualizados de la existencia humana que enseñan al iniciado el valor de la vida, inculcando el antiguo principio de "morir y convertirse".

 Lamentablemente, en Occidente, las instituciones dedicadas a acompañar el crecimiento humano de los jóvenes son escasas (o se encuentran en grave crisis). Se necesita una educación emocional que proporcione a los jóvenes las herramientas para reconocer, identificar y gestionar sus emociones. De lo contrario, ocurrirá cada vez más que las emociones de ira no reconocidas se descontrolen y se transformen en agresión, lo que conduce a la violencia; o que las emociones de tristeza no reconocidas se descontrolen y se transformen en depresión. Asimismo, sería esencial la formación en la reflexión, la soledad, el silencio, el trabajo de autoconocimiento y el cultivo de la interioridad.

 ¿Y cuál es la responsabilidad del joven? Es esencial que aprenda a protegerse del demonio de la comodidad. Hoy en día, nos encontramos con una abundante oferta de bienes de confort (enormemente incrementada gracias a la tecnología digital) que proporcionan gratificación instantánea, pero luego producen habituación, dependencia y, a la larga, aburrimiento, no alegría. Además, nos acostumbran a una temporalidad de todo a la vez, contraria al trabajo paciente —que incluye esperas, correcciones y revisiones a lo largo del camino— típico del trabajo en progreso que construye relaciones profundas. Relaciones que constituyen tanto el sentido como la felicidad de una vida.

 El hermano Roger de Taizé escribió: «Solo el humilde don de uno mismo nos hace felices». Los llamados bienes estimulantes requieren trabajo, esfuerzo y compromiso, y son menos atractivos, pero solo abrazando la dimensión del trabajo y el esfuerzo podemos construir una identidad sólida y relaciones serias. Los bienes estimulantes son bienes culturales y relacionales, pertenecientes al ámbito social (por ejemplo, el voluntariado), el deporte y el ámbito espiritual. Pero para comprometerse y esforzarse, un joven debe cultivar una pasión, porque solo esto le permite reunir sus energías y ponerlas a trabajar para alcanzar sus metas. ¿Algún consejo para los jóvenes?

 Cultiven la creatividad y la imaginación. Y sean valientes: atrévanse.